Lagarde: energia in rialzo, ma l’inflazione non si sta allargando
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Redazione Economia
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Christine Lagarde ha spiegato che i forti rincari dell’energia non hanno finora prodotto un allargamento delle pressioni inflazionistiche nell’area euro. La presidente della Bce ha affrontato il tema durante le riunioni dell’Eurogruppo, indicando che l’aumento dei prezzi energetici resta un elemento di attenzione per la politica monetaria ma senza segnali di trasferimento generalizzato agli altri settori dell’economia.
Energia e inflazione: la Bce monitora gli effetti sui prezzi
Nel confronto con i ministri delle Finanze dell’area euro, Lagarde ha sottolineato che il rialzo dei costi energetici rappresenta uno shock rilevante, ma al momento non sono emersi effetti secondari capaci di alimentare una dinamica inflazionistica più ampia. La Banca centrale europea osserva in particolare l’evoluzione dei prezzi e delle aspettative, valutando se gli aumenti iniziali legati all’energia possano estendersi a beni e servizi diversi.
La posizione della presidente della Bce arriva dopo una fase caratterizzata da una maggiore pressione sui mercati finanziari e da un ritorno dell’attenzione sui rischi inflazionistici. L’istituto centrale aveva già aumentato i tassi di riferimento di 25 punti base a inizio settembre, intervenendo in un contesto segnato dall’aumento dei costi energetici e dalle tensioni sui mercati.
Rendimenti dei titoli di Stato in aumento per fattori globali
Un altro tema affrontato da Lagarde riguarda il rialzo dei rendimenti a lungo termine registrato nell’Eurozona. Secondo la presidente della Bce, l’aumento sarebbe collegato soprattutto a dinamiche internazionali, tra cui maggiori emissioni di debito a livello mondiale e gli effetti dello shock inflazionistico legato alle tensioni geopolitiche.
L’incremento dei tassi di mercato sui titoli pubblici a lunga scadenza sta modificando le condizioni di finanziamento per famiglie, imprese e governi. Secondo la valutazione illustrata da Lagarde, questo irrigidimento può incidere negativamente sulla crescita economica e contribuire a ridurre le spinte inflazionistiche generate dall’aumento dei prezzi dell’energia.
Crescita dell’Eurozona sostenuta da consumi e investimenti
Nonostante le pressioni sui prezzi e il costo più elevato del denaro, lo scenario economico dell’area euro viene descritto come più resistente rispetto alle attese iniziali. Le stime indicate nel corso delle discussioni prevedono una crescita sostenuta soprattutto dai consumi, dalla spesa pubblica e dagli investimenti in settori considerati strategici.
Tra gli ambiti che stanno contribuendo alla tenuta dell’economia vengono indicati difesa, infrastrutture, servizi digitali e investimenti collegati all’intelligenza artificiale. La Bce considera questi elementi tra i fattori che possono sostenere l’attività economica mentre i mercati valutano l’impatto dei rendimenti più elevati sulle prospettive future.
Le decisioni sulla politica monetaria restano legate all’andamento dei dati economici e all’evoluzione delle pressioni sui prezzi. Diversi esponenti dell’istituto hanno ribadito che, pur con un’inflazione ancora superiore all’obiettivo del 2%, non si osservano finora effetti significativi di secondo livello come una spirale tra salari e prezzi.
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