Milleproroghe, il testo viaggia verso il Senato tra conferme e ritocchi
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Redazione Interno
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Il decreto Milleproroghe, pubblicato in Gazzetta Ufficiale lo scorso 31 dicembre 2025 con il numero 302, ha superato il primo scoglio parlamentare incassando alla Camera, martedì 23 febbraio, un ampio voto di fiducia che ne ha di fatto blindato la struttura -2. Con 154 voti favorevoli, 64 contrari e 4 astenuti, il provvedimento – forte di 63 proroghe distribuite in 72 commi – si appresta ora ad approdare a Palazzo Madama per la seconda lettura, forte della consapevolezza che l’iter dovrà concludersi entro il 1° marzo, data oltre la quale il decreto decadrebbe -5-6. L’esecutivo, pur non avendo riaperto i termini per nuovi emendamenti per ragioni di calendario, ha accolto numerosi ordini del giorno che suggeriscono l’orientamento politico su future modifiche, lasciando tuttavia il testo sostanzialmente invariato nei suoi pilastri portanti.
Tra le misure che riguardano la sanità, una delle più discusse rimane la proroga dello scudo penale per i medici, misura che circoscrive la punibilità per omicidio colposo e lesioni personali ai soli casi di colpa grave, ed esclusivamente in contesti caratterizzati da una documentata carenza di organico -7. La norma, nata in piena emergenza pandemica, viene così estesa fino al 31 dicembre 2026, accompagnata dalla possibilità – su base volontaria – per i medici ospedalieri di prolungare la loro permanenza in servizio fino al compimento del settantaduesimo anno di età, un intervento pensato per tamponare le falle di un sistema che fatica a reclutare nuove forze -8. Sul fronte delle assunzioni, il decreto interviene in maniera selettiva sugli incentivi al lavoro: il bonus per l’occupazione giovanile e per le aree della Zona economica speciale unica viene confermato, ma con una riduzione dell’esonero contributivo al settanta per cento, soglia che torna al cento per cento solo laddove si registri un incremento occupazionale netto -6-9. Diverso il trattamento per le assunzioni di donne svantaggiate, che vedono invece lo sgravio totale protratto per l’intero arco del 2026 -9.
Sul versante fiscale e delle imprese, l’attenzione si concentra sul rinvio dell’entrata in vigore dei nuovi Testi Unici tributari, slittata al 1° gennaio 2027: una decisione, quest’ultima, motivata dall’esigenza di coordinare la produzione normativa con i decreti correttivi della delega fiscale ancora in fase di definizione, al fine di evitare disarmonie applicative e il conseguente rischio di un incremento del contenzioso -10. Di rilievo, per il settore edile, la proroga che estende da trentasei a quarantotto mesi i termini per l’inizio e la fine dei lavori relativi ai permessi di costruire, includendo nell’allungamento anche le Scia e le autorizzazioni paesaggistiche: un provvedimento che guarda alle difficoltà oggettive delle filiere, ancora alle prese con rincari e ritardi nelle forniture -10.
Un capitolo a parte merita la questione delle multe stradali. Il decreto sospende per l’intero 2026 l’aggiornamento biennale delle sanzioni, bloccando di fatto quell’adeguamento all’inflazione che avrebbe portato a un incremento automatico degli importi -3-8. Una misura che replica quanto già fatto negli anni precedenti e che solleva un interrogativo sulla sostenibilità di un sistema sanzionatorio che, di fatto, non viene rivalutato da tempo. In tema di enti locali, slitta al 17 marzo 2026 il termine per l’adozione dei decreti di riparto del Fondo per gli enti locali, uno slittamento tecnico di quindici giorni volto a perfezionare l’istruttoria sui criteri di distribuzione delle risorse -10. Per la pubblica amministrazione, infine, viene concesso più tempo per regolarizzare le posizioni contributive dei dipendenti e dei collaboratori coordinati e continuativi, con scadenza fissata al 31 dicembre 2026 e l’esenzione da sanzioni e interessi per chi si metterà in regola entro tale data -10.
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