Tragedia all'alba sulla Cassia: muore Marco Settimi, 39enne di Giove
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Redazione Interno
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Nella fredda luce del primo mattino di sabato, mentre la statale Cassia si snodava ancora silenziosa tra i territori di Capranica e Sutri, si è consumato l'ultimo, straziante capitolo di una serie di lutti che insanguina quel tratto di asfalto. Poco prima delle sette, un boato ha lacerato la quiete, segnando il destino di Marco Settimi, 39 anni originario di Giove, in provincia di Terni, che ha perso la vita nello schianto frontale tra l’Alfa Romeo Giulietta sulla quale viaggiava e un pullman del servizio Cotral. L’uomo, operatore del settore sicurezza – aveva lavorato in un locale della capitale quella notte – non era al volante della vettura, ma occupava il posto del passeggero quando, per dinamiche che i carabinieri della Compagnia di Sutri stanno ancora ricostruendo, la vettura ha impegnato la corsia opposta finendo contro il bus.
I soccorsi e il bilancio di una collisione devastante
Sul posto, oltre ai militari dell’Arma, sono intervenuti con prontezza i vigili del fuoco del distretto di Viterbo e le ambulanze del 118, le cui sirene hanno annunciato l’inizio di una complessa operazione di soccorso e di recupero. I due colleghi di Settimi, che erano in auto con lui, sono stati estratti dalle lamiere e trasportati d’urgenza in ospedale in codice rosso, entrambi con prognosi riservata; condizioni che, seppur gravi, non risultano al momento irreversibili. Dall’altro lato della collisione, la scena presentava un quadro di paura e disorientamento: l’autista del mezzo pubblico e circa una quindicina di passeggeri, sebbene tutti in misura lieve, hanno riportato ferite e traumi, curati poi sul posto e negli ambulatori di pronto intervento. La statale, arteria cruciale per la mobilità della Tuscia, è rimasta interdetta al traffico per numerose ore, con lunghe code deviate su percorsi alternativi, mentre i tecnici procedevano ai rilievi e alla rimozione dei mezzi.
Un tratto di strada diventato un bollettino di dolore
Quello che colpisce, in questa ennesima tragedia, è la ripetitività del dolore che sembra aver scelto quel preciso rettilineo come suo palcoscenico. L’incidente di sabato mattina, infatti, rappresenta il terzo evento mortale registrato in quel medesimo tratto di Cassia nel volgere di soli venti giorni, una concatenazione di fatalità che non può non interrogare sulla sicurezza della sede viaria. Pochi giorni prima, come ricordano le cronache locali, erano stati un diciassettenne – sbalzato fuori dall’abitacolo dell’auto su cui era a bordo – e un cinquantenne guardia giurata, che stava facendo ritorno a casa dopo il turno di lavoro, a perdere la vita in circostanze analogamente violente. Una scia di lutti che sembra non arrestarsi, lasciando dietro di sé famiglie spezzate e interrogativi ancora privi di risposta.
La vita spezzata di Marco, tra servizio e passioni
Marco Settimi, a cui oggi i parenti e gli amici danno l’estremo saluto, viene descritto come un uomo con un passato da militare, disciplina che aveva poi tradotto in una professione civica nell’ambito della sicurezza privata. Appassionato di motori, lascia nel dolore un figlio in giovane età, ereditiere inconsapevole di un futuro improvvisamente svuotato. La sua figura, come quella delle altre vittime recenti, si staglia dunque non come una semplice statistica, ma come l’emblema di esistenze interrotte nel flusso ordinario della quotidianità: il rientro dal lavoro, un viaggio in compagnia di colleghi, la strada di casa. Le indagini della magistratura e dei carabinieri, che stanno esaminando ogni elemento utile – dalle condizioni dei veicoli a quelle psico-fisiche dei conducenti, dalla segnaletica alla conformazione della strada – cercheranno di dare un perché tecnico a questa sciagura, sebbene il vuoto lasciato da queste morti rimanga, inevitabilmente, di una dimensione altra, impossibile da colmare con una semplice perizia.




