Scandalo alla Bbc, cadono i vertici tra le accuse di manipolazione delle notizie

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Un terremoto, che si annunciava da tempo ma la cui forza ha comunque sorpreso molti, ha spazzato via la leadership della Bbc, costringendo alle dimissioni il Direttore Generale Tim Davie e l’Amministratore Delegato di Bbc News Deborah Turness. La crisi, che affonda le sue radici in una serie di accuse di distorsione sistematica dell’informazione, ha raggiunto il punto di non ritorno quando è emerso, con prove inconfutabili, come un documentario dell’emittente pubblica britannica avesse alterato parti di un discorso di Donald Trump, il presidente degli Stati Uniti. Quella manipolazione, definita dalla portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt come “notizie false al 100 per cento”, ha fornito la scintilla definitiva per un incendio che covava ormai da mesi, alimentato anche da pesanti critiche sulla copertura del conflitto a Gaza e da denunce di una pervasiva influenza ideologica all’interno dei gruppi redazionali, i quali avrebbero orientato in maniera non trasparente la selezione delle notizie.

Il peso dell'ultimatum di Trump

A rendere la questione ancor più delicata, trasformandola da crisi interna in un vero e proprio caso diplomatico, è stato l’intervento diretto di Donald Trump. Attraverso il suo social Truth, il presidente non ha usato mezzi termini, definendo i giornalisti coinvolti “corrotti” e “persone davvero disoneste”, aggiungendo che si trattava di “che cosa terribile per la democrazia”. L’attacco, peraltro, non si è limitato alle sole parole: è infatti seguito un ultimatum formale, con cui Trump ha intimato alla Bbc di “rettificare” le sue posizioni o di affrontare una richiesta di risarcimento da un miliardo di dollari, con una scadenza perentoria fissata entro il venerdì successivo. Una mossa, questa, che ha immediatamente innalzato la posta in gioco, proiettando lo scandalo al di là dei confini nazionali e mettendo in discussione, come ha sottolineato lo stesso Trump, la credibilità di un paese “che molti considerano il nostro alleato numero uno”.

Il caso specifico del video manipolato

Al centro del vortice giudiziario e mediatico si trova, in particolare, la manipolazione di un video tratto da un comizio di Trump. Secondo le ricostruzioni, il montaggio operato dai giornalisti della Bbc avrebbe distorto il senso delle parole del presidente, presentandolo come se avesse incitato alla violenza in relazione ai fatti del Campidoglio del 6 gennaio 2021. L’emittente, come riportato da fonti di stampa, si troverebbe ora nella condizione di dover formalmente ammettere l’errore, con il presidente della Bbc, Samir Shah, che si appresterebbe a scrivere al Culture, Media and Sport Committee per esprimere rammarico circa le modalità con cui il discorso è stato montato. Una presa di posizione che, sebbene attesa, arriva ormai a valle di un danno d’immagine incalcolabile, che ha scalfito in maniera profonda il mito della quasi secolare imparzialità dell’ente pubblico.

Le conseguenze per l'informazione pubblica

La caduta dei vertici rappresenta dunque l’epilogo di una crisi di credibilità senza precedenti, la quale solleva interrogativi pesantissimi sul futuro di un’istituzione simbolo. Il bias, quel pregiudizio sistematico che in psicologia indica la distorsione del ragionamento, è diventato l’accusa principale contro una macchina informativa che, per decenni, aveva costruito la sua reputazione proprio sull’equidistanza e sull’obiettività. Ora, con un attore internazionale di primo piano come Trump che chiede conto delle proprie responsabilità e con un clima interno segnato da forti tensioni, la Bbc si trova a dover ricostruire non solo la sua dirigenza, ma soprattutto la fiducia del pubblico e la sua stessa ragion d’essere, in un panorama mediatico dove la correttezza delle notizie è un bene sempre più prezioso e, al contempo, fragile.

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