Ofelia Mazzia, morta un'ora dopo le dimissioni: Bertolaso ordina accertamenti, la Procura sequestra le cartelle
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Ofelia Mazzia, 89 anni, è deceduta nella tarda serata di martedì 29 settembre nel suo appartamento di zona Lambrate, poco dopo essere stata dimessa dal pronto soccorso dell'Istituto Clinico Città Studi di Milano. La donna, che viveva con il marito, era stata trasportata in ambulanza nel pomeriggio, intorno alle 16.30, dopo tre giorni di dolori al petto e alle braccia e di difficoltà respiratorie sempre più marcate. Le dimissioni erano state formalizzate alle 22.28, circa sei ore dopo l'ingresso nella struttura di via Jommelli. Meno di un'ora più tardi, il decesso.
La denuncia della nipote e gli ultimi istanti di vita
A presentare denuncia ai carabinieri della stazione Crescenzago, il 30 settembre, è stata la nipote Giorgia Petani, che ha raccontato agli inquirenti di avere manifestato dubbi sulla possibilità di riportare a casa la nonna in quelle condizioni. Secondo la sua testimonianza, al momento di lasciare la clinica l'anziana vomitava, sudava freddo e non riusciva a reggersi in piedi. Le è stata praticata un'iniezione contro il vomito. Nel referto di dimissione, la paziente risulterebbe invece definita asintomatica.
«Hanno sbagliato in ospedale, io non sto mica bene», avrebbe detto la donna alla nipote poco prima di spegnersi. La parente ha riferito di essersi allontanata per acquistare le medicine in una farmacia notturna e di avere trovato la nonna ormai priva di vita al ritorno. Una seconda chiamata al 118, partita alle 23.30, non è servita a salvarla.
La posizione della Regione e l'inchiesta dell'Ats
Sulla vicenda è intervenuto l'assessore al Welfare della Regione Lombardia, Guido Bertolaso, che ha disposto un'inchiesta amministrativa. «Vogliamo fare piena luce e ricostruire con attenzione e in modo puntuale quanto accaduto, nel rispetto del dolore della famiglia», ha dichiarato in una nota, precisando di avere chiesto all'Ats Milano di procedere con tutti gli accertamenti necessari. L'agenzia ha attivato l'équipe di controllo competente, che sta verificando gli aspetti organizzativi, assistenziali e clinici del percorso seguito dalla paziente.
Nella nota regionale si specifica che l'attività di controllo consentirà di approfondire le modalità della valutazione clinica e della successiva dimissione, «nel rispetto delle competenze degli organismi preposti e dell'eventuale attività dell'autorità giudiziaria».
Il sequestro delle cartelle cliniche e gli scenari investigativi
I carabinieri hanno acquisito la documentazione sanitaria, comprese le cartelle cliniche, che saranno esaminate per ricostruire gli esami effettuati e le ragioni che hanno portato al via libera per il rientro a domicilio. Secondo quanto ricostruito, al triage sarebbe stata indicata la necessità di approfondire un possibile scompenso cardiaco. La donna era stata visitata a domicilio nei giorni precedenti, quando un medico privato aveva consigliato un elettrocardiogramma.
L'esame era stato eseguito dai soccorritori, ma il referto, inviato alla centrale operativa, non risultava presente nel fascicolo del pronto soccorso al momento del ricovero, secondo quanto riferito dalla famiglia. Tra gli accertamenti disposti figura anche l'autopsia, volta a chiarire le cause del decesso e a verificare se la morte fosse prevedibile sulla base del quadro clinico rilevato in ospedale.
Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.
