Brucia più del previsto la luna di Giove Io

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   La luna vulcanicamente più attiva del Sistema Solare, Io, in orbita attorno a Giove, emette un calore dalla superficie che, secondo le recenti stime, potrebbe rivelarsi centinaia di volte superiore a quanto si fosse calcolato in precedenza. La scoperta, che costringe a rivedere le valutazioni sulla sua dinamica interna, si deve a una nuova analisi condotta sulle osservazioni nell'infrarosso di Jiram, lo strumento a guida italiana imbarcato sulla sonda Juno della NASA. Lo studio, guidato da Federico Tosi dell’Istituto Nazionale di Astrofisica e pubblicato sulla rivista Frontiers in Astronomy and Space Sciences, delinea un quadro di un'attività termica non solo intensa ma anche profondamente variabile, un dato che getta una luce nuova sui processi geologici estremi che modellano questo corpo celeste.

Le rivelazioni nello spettro infrarosso

Jiram, acronimo di Jovian InfraRed Auroral Mapper, ha osservato il satellite nella banda infrarossa, riuscendo a cogliere l'emissione termica della sua superficie tormentata. È proprio questa capacità di misurare il calore irradiato che ha permesso di capire come le stime precedenti, sebbene già indicative di un'attività vulcanica forsennata, fossero in realtà largamente sottodimensionate. Lo strumento, la cui progettazione e gestione sono coordinate dall’Italia, sta fornendo dati senza precedenti, i quali, analizzati con metodologie sempre più raffinate, continuano a riservare sorprese significative. L'analisi dei dati, che ha coinvolto un team internazionale di scienziati, si è concentrata su specifici hotspot, rivelando come il calore sprigionato da queste zone sia di gran lunga superiore a ogni aspettativa.

Un mondo in perenne agitazione

Io si presenta come un mondo in eterno tormento, dove il suolo si contorce, le montagne tremano e fiumi di lava si riversano incessantemente sulla superficie. Le potenti forze di marea esercitate dalla gravità di Giove e delle altre lune vicine riscaldano il suo interno, innescando quel vulcanismo diffuso che la caratterizza. Questo processo, noto come riscaldamento tidale, è il motore primario della sua attività, la quale modella un paesaggio unico nel suo genere, costellato di caldere ribollenti e pennacchi di zolfo. L'atmosfera tenue del satellite, peraltro, è direttamente collegata a questa attività superficiale, dalla quale trae origine e si rinnova continuamente.

Uno sguardo verso il futuro delle osservazioni

Le osservazioni di Juno, integrate con i dati provenienti da altri strumenti come il telescopio spaziale James Webb, stanno costruendo un ritratto sempre più dettagliato e complesso di questa luna infernale. La combinazione di diverse lunghezze d'onda di osservazione permette infatti di sondare strati differenti dell'atmosfera e della superficie, offrendo una visione tridimensionale dei fenomeni in atto. La variabilità del calore rilevato, d'altro canto, suggerisce che i modelli utilizzati per descrivere i meccanismi di dissipazione dell'energia interna debbano essere aggiornati, tenendo conto di una dinamica più caotica e imprevedibile di quanto non si credesse. La continua raccolta di dati, che proseguirà fino al termine della missione, è dunque fondamentale per svelare i segreti di uno dei corpi più estremi e affascinanti del nostro sistema planetario.

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