Max Verstappen, l’addio annunciato: «Non mi diverto più, valuto il ritiro»
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Redazione Sport
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La Formula 1 rischia di perdere il suo campione più rappresentativo. Max Verstappen, al termine di un Gran Premio del Giappone chiuso in ottava posizione e vinto dal giovane Kimi Antonelli, ha aperto scenari clamorosi sul proprio futuro, ipotizzando un addio anticipato alla categoria già al termine di questa stagione. L’olandese, in un’intervista rilasciata alla Bbc, ha usato parole che lasciano poco spazio a interpretazioni, confessando un malessere profondo che va ben oltre il semplice risultato di gara: il divertimento, la ragione principale per cui un pilota si siede al volante, è venuto meno.
Non è un’uscita improvvisa, la sua, ma il punto di arrivo di un crescendo di critiche che Verstappen ha riversato sui nuovi regolamenti tecnici fin dai test prestagionali in Bahrain. Il quattro volte campione del mondo, che pure aveva già paragonato le attuali monoposto a una "Formula E sotto steroidi", ha trovato nella pista di Suzuka la conferma dei propri timori. L’insoddisfazione, come ha spiegato il diretto interessato, non è legata alla mancanza di competitività della Red Bull – che comunque lo vede attualmente lontano dalle posizioni di vertice – ma a un approccio alla guida che non riconosce più come proprio. La gestione forzata dell’energia, la necessità di preservare la batteria anche nei tratti più iconici come la curva Spoon o il Degner, snaturano secondo lui l’essenza di un pilota da corsa. «Io cerco di adattarmi – ha spiegato – ma non è bello il modo in cui devi correre. È controproducente per la guida e, a un certo punto, penso che non sia più quello che voglio fare».
Il peso delle parole e il confronto con il paddock
La dichiarazione rilasciata ai microfoni britannici ha fatto rapidamente il giro del paddock, cristallizzando uno stato d’animo che l’olandese aveva già lasciato intendere in occasione delle qualifiche, quando, con un eloquente «vita, la vita qui», aveva liquidato le domande sul proprio futuro. La questione, per Verstappen, è diventata esistenziale. La riflessione, come ha ammesso, investe il tempo da dedicare alla famiglia, gli amici, le passioni extra-F1 come le gare di durata al Nürburgring, in contrapposizione a un calendario di 22 appuntamenti che, senza il piacere della competizione pura, si trasformerebbe in un peso insostenibile. «Non provo nemmeno più frustrazione – ha detto – sono andato oltre. Mi chiedo se ne valga la pena, o se non sia meglio stare a casa».
L’episodio si inserisce in un clima di crescente tensione che coinvolge l’intero circus. Se da un lato la Federazione ha annunciato riunioni per discutere delle criticità emerse con le nuove power unit, dall’altro il malessere del campione olandese si è manifestato anche in atteggiamenti di rottura con gli organi di informazione. Prima della gara nipponica, Verstappen aveva chiesto l’allontanamento di un giornalista britannico dalla sala stampa, riaprendo una vecchia polemica risalente alla scorsa stagione e dimostrando un livello di insofferenza che va oltre le semplici questioni tecniche. Un segnale che la Red Bull, attraverso i suoi vertici, ha dovuto valutare con attenzione, mentre il padre Jos aveva già espresso pubblicamente la propria preoccupazione per la perdita di motivazione del figlio.
I contorni di una possibile uscita anticipata
A rendere ancora più concreta l’ipotesi di un ritiro è la cornice contrattuale. Verstappen è legato alla Red Bull fino al 2028, ma le clausole di uscita, in un contesto di mancata competitività e di insoddisfazione personale, potrebbero essere facilmente esercitate. Le parole riportate dal De Telegraaf, testata storicamente vicina al pilota, hanno confermato che l’idea di appendere il casco al chiodo a fine 2026 è più di una suggestione mediatica. Per un pilota che ha sempre dichiarato di non voler restare nel Circus fino a un’età avanzata, la rivoluzione regolamentare in corso potrebbe aver semplicemente accelerato un processo di allontanamento già pensato da tempo.
L’ottavo posto di Suzuka, figlio di una qualifica difficile e di una gara di rincorsa, non è stato quindi l’innesco della crisi, ma piuttosto l’occasione per mettere nero su bianco un disagio latente. «Sono contento privatamente – ha concluso Verstappen – ma quando guardo a quello che accade qui dentro, devo riflettere». La palla, ora, passa agli organizzatori e alla Federazione: ascoltare le richieste di un pilota che ha dominato per anni la categoria o prepararsi a fare a meno del suo più grande protagonista. Nel frattempo, il campione olandese continuerà a farsi sentire, consapevole che la sua presenza al via della prossima stagione è tutt’altro che scontata.




