Figc, Malagò ufficializza la corsa alla presidenza: domani la candidatura

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La lunga attesa, fatta di silenzi eloquenti e di un rispetto meticoloso per i tempi istituzionali, è giunta al termine. Giovanni Malagò, che molti osservatori indicano da settimane come il grande favorito nella partita per il vertice della Federcalcio, ha deciso di rompere gli indugi. Sarà nella mattinata di mercoledì 13 maggio che l’ex numero uno del Coni – una figura che ha plasmato per anni il movimento sportivo italiano – depositerà ufficialmente la propria candidatura presso la sede della Figc, formalizzando così un’ambizione che circolava nei corridoi del potere pallonario ormai da tempo. Una scelta, quella del timing, tutt’altro che casuale: il rinvio, come lui stesso aveva preannunciato, è stato dettato dalla volontà di non sovrapporsi alla visita romana di Kirsty Coventry, esponente di spicco del Cio, nonché da un calcolo politico volto a rispettare il galateo delle cariche prima di sferrare l’assalto decisivo.

La sponda inaspettata della serie B e il fronte compatto

Proprio alla vigilia della scadenza tecnica per la presentazione delle liste, è arrivato un endorsement che pesa come un macigno sul tabellone dei consensi. La Lega Serie B, attraverso una dichiarazione ufficiale ripresa dall’Ansa, ha fatto sapere di aver registrato «un deciso orientamento sulla figura di Giovanni Malagò», aggiungendo che su di lui «intendiamo convergere». Un appoggio che non è soltanto formale, ma che rappresenta un tassello fondamentale nella costruzione del consenso necessario a scavalcare gli altri competitor. Perché la corsa non sarà a senso unico: dall’altra parte del ring, a contendergli la poltrona che fu di Gravina, c’è infatti Giancarlo Abete, l’attuale presidente della Lega Nazionale Dilettanti, che ha già annunciato la propria discesa in campo e che potrà contare su un bacino di voti tradizionalmente legato al mondo del calcio di base.

Le regole non scritte del palazzo e il peso dei voti

Malagò, però, non si è mai mosso d’istinto. La sua, va detto, è stata una marcia d’avvicinamento studiata nei minimi dettagli: un’attesa che lui stesso ha definito come un debito di parola verso «le componenti», ma che nelle pieghe della politica federale nasconde un’operazione certosina di blindatura dei voti. In queste settimane – durante le quali i rumors si sono rincorsi senza sosta – l’obiettivo dichiarato è stato quello di arrivare al dunque senza il fiatone, forti di un’intesa che in molti considerano già solida. La frase con cui ha rotto il silenzio, «Avevo detto che avrei aspettato le componenti e sono stato di parola», suona quasi come un atto dovuto, una restituzione di cortesia verso un sistema che lo ha visto crescere e che ora potrebbe premiarlo con il ruolo più ambito del calcio italiano. La sfida con Abete, a questo punto, è più che mai aperta, anche se i pronostici della vigilia premiano l’ex braccio destro del Coni.

Tra istituzioni e campo: il conto alla rovescia per mercoledì

L’annuncio, arrivato in un clima di crescente tensione costruttiva, sposta immediatamente l’attenzione sulla consegna delle firme e dei documenti. Sarà proprio nella sede della Federcalcio che Malagò metterà nero su bianco la sua ambizione, in quello che a tutti gli effetti rappresenta l’ultimo passo formale prima del voto. Nessun dettaglio ulteriore è trapelato sulle liste dei sostenitori, così come non sono stati resi noti i nomi dei possibili vice o dei membri della futura giunta. Quel che è certo, al netto delle manovre di palazzo e delle diplomazie parallele, è che il quadro si sta rapidamente delineando su due fronti ben distinti: da un lato la forza organizzativa di Abete, radicata nei territori, dall’altro la visione sistemica di Malagò, forte di un’esperienza internazionale e di una rete di rapporti che valica i confini nazionali. Il conto alla rovescia per mercoledì, insomma, è già cominciato, e con esso una delle battaglie più affascinanti – e spietate – degli ultimi anni nel mondo del calcio italiano.

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