Trump annuncia la nuova classe di corazzate missilistiche per la Golden Fleet, mentre Macron svela i piani per la nuova portaerei francese.
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Redazione Esteri
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La scena strategica globale, mentre l’anno volge al termine, si arricchisce di due annunci che, seppur distanti, paiono rispondere alla stessa logica di potenza e di riaffermazione nazionale. Da un lato, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ufficializzato la nascita della nuova classe “Trump-class”, una corazzata missilistica da 35.000 tonnellate destinata a diventare il cardine della cosiddetta “Golden Fleet”. Dall’altro, il presidente francese Emmanuel Macron ha reso noti i piani per la sostituzione della portaerei Charles de Gaulle con un’unità più grande e moderna, il cui ingresso in servizio è previsto per il 2038. Due mosse che, al di là dei contenuti tecnici, rivelano una corsa al riarmo e al prestigio che caratterizza l’attuale fase geopolitica.
La “corazzata missilistica” USA: potenza di fuoco e simbolismo
Il progetto americano, i cui dettagli sono stati diffusi dalla Casa Bianca e dalla US Navy, si presenta come un deciso cambio di registro. La prima unità, battezzata USS Defiant (BBG-1) e definita “guided missile battleship”, è concepita non solo come una piattaforma di massima potenza di fuoco, ma anche come un ritorno, almeno nel naming e nell’immaginario, all’era delle grandi corazzate. La nave, che dovrà integrare tecnologie avanzate come sistemi ipersonici, laser e railgun, viene descritta come la più potente mai realizzata, con l’obiettivo dichiarato di rafforzare la capacità navale del paese per il prossimo decennio. In un discorso a Mar-a-Lago, Trump ha tuttavia mescolato l’orgoglio per le tecnologie disponibili con una critica, implicita ma netta, alle lentezze produttive dell’industria della difesa, sottolineando le difficoltà nel produrle con la rapidità necessaria. Un’ammissione che getta luce sulle sfide industriali che si celano dietro l’ambizioso programma.
La risposta francese e la lunga attesa per una nuova portaerei
Oltreoceano, l’annuncio di Macron – arrivato a pochi giorni da quello americano – segue una logica diversa nei tempi ma non negli intenti di proiezione di forza. La futura portaerei francese, il cui nome non è stato ancora reso noto, rappresenta un investimento di lungo periodo per mantenere la capacità di intervento autonomo della Francia su scala globale. La scadenza del 2038 delinea un orizzonte lontano, che tuttavia segna fin da subito una direzione chiara nella pianificazione strategica e industriale di Parigi. La decisione di procedere con un’unità più grande dell’attuale Charles de Gaulle risponde all’esigenza di ospitare velivoli di nuova generazione e di aumentare la permanenza in teatro operativo, aspetto cruciale per una marina che non può contare sulla massa numerica di quella statunitense.
Tra strategia, industria e comunicazione politica
Questi annunci, al di là degli aspetti squisitamente navali, vanno letti come fatti politico-industriali di prima grandezza. La “Trump-class”, con il suo esplicito richiamo al presidente in carica, e il nuovo vascello francese, erede di una tradizione di indipendenza strategica, sollevano interrogativi sul confine tra necessità di difesa e autocelebrazione nazionale. Il rischio, come sottolineato da alcuni analisti, non è tanto di natura tecnologica – poiché entrambi i paesi dispongono di know-how avanzato – ma culturale e strategico. Si tratta di evitare che la legittima ambizione di riaffermare una supremazia marittima si traduca in una corsa al simbolo, dove il peso dell’ego rischia di offuscare calcoli strategici più sobri e lungimiranti. La vera sfida, come dimostrato anche da recenti inchieste giudiziarie su appalti della difesa in diversi paesi, risiede nella capacità di tradurre gli annunci in programmi sostenibili, efficienti e trasparenti, lontani da logiche di pura comunicazione.




