Jódar, rimonta da predestinato: batte Carreño e si regala Zverev nei quarti del Roland Garros
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Redazione Sport
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Parigi. Il destino, a volte, ha il vizio di scrivere storie talmente perfette da sembrare romanzate, eppure è la terra rossa dello Slam parigino a certificare l’ennesimo, fragoroso colpo d’ala del diciannovenne Rafael Jódar.
Il madrileno, numero 29 del mondo e schizzato dalla 700esima posizione in un solo anno di scalate vertiginose, ha infatti strappato il pass per i quarti di finale al termine di un derby spagnolo che sembrava ormai compromesso.
Contro il connazionale Pablo Carreño Busta, 34 anni e un’anima da guerriero pronto a difendere il proprio orgoglio, Jódar ha subito il 4-6 e 4-6 nei primi due set; eppure, in una prova di forza che non ammette repliche, ha ribaltato l’inerzia con un fragoroso 6-1, 6-2, 6.
Una vittoria, questa, che lo proietta direttamente sulla traiettoria di Alexander Zverev, testa di serie numero 3, in quella che si preannuncia come la sfida più attesa del tabellone maschile.
La resilienza come marchio di fabbrica: il recupero dopo il blackout
La caratteristica che distingue i fuoriclasse, spesso, non è tanto la capacità di dominare senza opporre resistenza, quanto quella di riemergere dal baratro nei momenti di maggior pressione.
Jódar – che vanta un record di 18 vittorie su 21 partite sulla terra in questa stagione – aveva già mostrato i muscoli mentali nel turno precedente, soffrendo e reagendo contro l’americano Alex Michelsen in una maratona di oltre quattro ore.
In quell’occasione, aveva sprecato un turno di servizio per chiudere il secondo set subendo una rimonta fulminea; oggi, contro un Carreño Busta che gli chiudeva ogni angolo, la reazione è stata persino più dirompente.
La lezione è chiara: il giovane spagnolo non cerca scuse né alibi, bensì soluzioni, trasformando la disperazione tattica in una pedagogia della rimonta che pochi ventenni sanno gestire con tale lucidità.
L’attesa per Zverev: un confronto generazionale carico di significati
Ad attenderlo ai quarti, dunque, ci sarà il gigante tedesco Zverev, finalista qui nel 2024 e ancora a caccia del suo primo titolo Slam, un’assenza pesante che il tedesco porta sulle spalle come un macigno.
Si tratta di un test abissale per il diciannovenne di Madrid: da un lato la freschezza e la potenza di chi ha già demolito giocatori del calibro di Alex de Minaur (6-3, 6-1) nei Masters 1000 di Madrid; dall’altro l’esperienza e la solidità di un top 3 che vede in questo Roland Garros la chance più nitida per sfatare il tabù.
Jódar, dal canto suo, ha già assaporato l’aria pesante dei grandi palcoscenici nei quarti di Roma, e arriva a questa sfida senza timore reverenziale, consapevole che ogni partita è un trampolino per colmare quel gap di esperienza che ancora lo separa dai grandi del circuito.
La marcia di avvicinamento: dal ranking 700 ai quarti Slam
La statistica, a volte fredda, racconta un’ascesa fulminea: fuori dai primi 700 del mondo appena un anno fa, Jódar ha accumulato il titolo a Marrakech, la semifinale a Barcellona e due quarti nei 1000 tra Madrid e Roma.
Eppure, nonostante i numeri, è la sua presenza scenica a colpire: la capacità di spezzare il ritmo avversario con vincenti da fondo, la mobilità e un servizio in netto miglioramento che nei momenti caldi del derby con Carreño ha retto l’urto psicologico. Questi i fatti.
Un fuoriclasse in erba, insomma, che si prepara a sfidare il destino sul campo che lo ha visto crescere, lontano dai clamori inutili e concentrato solo sull’urlo dell’ultima racchetta che colpisce la palla.




