Omicidio di Montecalvoli, convalidato il fermo per Xyke. Indagato il diciottenne che era in auto con lui

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il provvedimento cautelare emesso dalla procura nei confronti di Renato Xyke, il ventenne di origini albanesi fermato poche ore dopo l’omicidio di Kevin Muharremi, ha superato il vaglio del giudice per le indagini preliminari. Il gip di Arezzo, competente per il distretto in cui è avvenuto il blocco sull’autostrada A1, ha convalidato il fermo disponendo contestualmente la custodia in carcere per il giovane, che resta così a disposizione dell’autorità giudiziaria in attesa del successivo trasferimento degli atti alla procura di Pisa, titolare delle indagini sul delitto consumatosi all’alba di sabato a Montecalvoli -2. Un passaggio dovuto e formale, quello dell’udienza di convalida, che nondimeno cristallizza il quadro indiziario a carico di Xyke, ritenuto dagli inquirenti l’esecutore materiale dei tre colpi di pistola – una Beretta calibro 7,65 poi ritrovata dai carabinieri in un immobile vicino all’abitazione del fermato – che hanno stroncato la vita del venticinquenne Kevin, raggiunto al collo mentre si trovava sul sedile del passeggero di una Fiat Doblò -1-4.

E mentre il provvedimento restrittivo per Xyke assumeva una forma definitiva, l’attenzione degli investigatori, coordinati dal sostituto procuratore Fabio Pelosi, si è concentrata con altrettanta intensità sulle figure degli altri occupanti la Range Rover Evoque grigia scuro, il mezzo usato – secondo la ricostruzione – per speronare e bloccare la vettura su cui viaggiava la vittima insieme al cugino, seduto dietro, e a un amico alla guida -4. Al momento, un ruolo processuale definito ce l’ha solo il ventenne Renato Xyke, ma la procura ha già iscritto nel registro degli indagati un suo coetaneo, un diciottenne italiano di origini albanesi che quella notte sedeva sul sedile del passeggero anteriore della Range Rover. Per lui, al momento, l’ipotesi di reato è ancora al vaglio e si attendono gli esiti degli accertamenti tecnici, ma la sua posizione, così come quella di un minorenne che sarebbe stato presente sul sedile posteriore del medesimo veicolo, non è secondaria nella ricostruzione della dinamica complessiva -2-6.

La versione del diciottenne e i dubbi sulla catena di comando

Sentito a lungo dai carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile, il giovane indagato ha fornito una versione dei fatti netta e lineare, seppur tutta da verificare: “Non sapevo della pistola, con l’omicidio non c’entro”, avrebbe dichiarato, prendendo le distanze dalla fase esecutiva del delitto -2. Una dichiarazione che, se da un lato prova a circoscrivere la sua responsabilità, dall’altro apre scenari complessi sull’effettiva conoscenza, da parte del gruppo, della presenza dell’arma e sulle reali intenzioni di Xyke quando, dopo il primo litigio avvenuto all’interno di un pub nella frazione di Capanne, è risalito in macchina. Gli inquirenti stanno ora cercando di stabilire se la decisione di far fuoco sia stata istantanea o se, al contrario, il ventenne fermato avesse con sé la Beretta già durante la serata in discoteca, magari girando armato in un venerdì sera trascorso tra locali e amici, un dettaglio, quest’ultimo, che farebbe pensare a una premeditazione quanto meno generica dello scontro -1-8.

La dinamica dell’agguato e la fuga verso l’Adriatico

La ricostruzione dei minuti precedenti gli spari è uno dei punti su cui gli inquirenti mantengono il massimo riserbo. Ciò che appare certo è che la Range Rover Evoque non si sia limitata ad affiancare la Fiat Doblò in via della Repubblica, ma l’abbia prima speronata per costringerla all’arresto, in una manovra violenta e decisa che ha trasformato un tratto di strada in una trappola -4-6. Subito dopo i tre colpi esplosi, il suv grigio si è allontanato ad alta velocità, innescando la caccia all’uomo che si è conclusa solo ore più tardi nel aretino. La direzione di marcia del mezzo, fermo in direzione Roma, aveva inizialmente fatto ipotizzare una fuga verso il Sud Italia, ma le verifiche degli investigatori si stanno concentrando sull’ipotesi che Xyke, il quale viaggiava con i genitori e la sorella, intendesse in realtà raggiungere un porto dell’Adriatico per imbarcarsi su un traghetto, forse per l’Albania o per la Grecia, cercando così di sottrarsi definitivamente alla cattura -2. Un progetto, se tale era, reso vano dall’intervento della polizia stradale di Battifolle, che ha intercettato e bloccato il veicolo senza che il fermato opponesse resistenza -5.

Le zone d’ombra di un’indagine in evoluzione

Al di là della convalida del fermo e della posizione formalizzata per l’omicidio volontario, l’inchiesta presenta ancora diversi punti interrogativi che gli atti trasmessi a Pisa dovranno contribuire a chiarire. Uno di questi riguarda la ricostruzione cronologica esatta degli eventi: cosa hanno fatto i ragazzi dal momento della lite nel locale di Montopoli fino a quando la Range Rover ha raggiunto la Doblò a Montecalvoli? E ancora, quand’è che l’arma è concretamente arrivata nelle mani di Renato Xyke? L’aveva con sé già in auto quando si sono incontrati con i rivali o è andato a prenderla dopo il diverbio, magari tornando a casa o da un complice? Domande, queste, a cui gli investigatori cercano risposta anche attraverso l’analisi dei tabulati telefonici e le immagini della videosorveglianza, nel tentativo di delineare con precisione i ruoli di ciascuno dei presenti, sia all’interno del suv grigio sia nella Doblò, da cui provengono le urla strazianti dei sopravvissuti che hanno chiamato i soccorsi -4-7.

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