Tragedia a Milano, il mistero sulla cannabis light dopo la morte di Erhan

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un dramma familiare, consumatosi nella notte tra venerdì e sabato scorsi in un bed&breakfast di via Antonio da Recanate, a due passi dalla stazione Centrale di Milano, ha riacceso i riflettori, e non pochi interrogativi, sul mercato della cosiddetta cannabis light. Un giovane studente di medicina di origini turche, Erhan Hacımustafaoğlu, di 23 anni, ha perso la vita dopo essersi lanciato nel vuoto dalla finestra della camera che condivideva con il fratello venticinquenne. Quest’ultimo, testimone impotente della scena, ha raccontato agli investigatori di aver fumato insieme al fratello, poco prima del gesto, una canna di marijuana legale, acquistata regolarmente il giorno precedente in un negozio specializzato di Firenze.

Il racconto dell'ultima ora e le indagini parallele

Secondo la dinamica ricostruita dalle forze dell’ordine, il ragazzo, dopo aver assunto la sostanza, avrebbe iniziato a manifestare un comportamento profondamente alterato, del tutto incoerente con la sua indole: frasi sconnesse, un evidente stato di delirio e allucinazioni hanno preceduto il gesto estremo, compiuto d’impulso nonostante la presenza del familiare. La rapidità e la violenza del cambiamento psicofisico hanno immediatamente sollevato il sospetto che la marijuana fumata, sebbene commercializzata come legale, potesse nascondere qualcosa di ben diverso. Una possibilità che le procure competenti stanno ora scandagliando con grande attenzione, avviando due filoni d’inchiesta distinti ma complementari.

I due fascicoli e i dieci chili sequestrati

A Milano, la procura ha aperto un fascicolo per morte in conseguenza di altro delitto, concentrandosi sulle circostanze che hanno portato al suicidio e su eventuali responsabilità esterne. Parallelamente, a Firenze, i magistrati hanno avviato un’indagine per presunto spaccio, partendo proprio dal punto di vendita dove il prodotto è stato acquistato. Elemento cruciale di questa seconda linea investigativa è il sequestro di circa dieci chili di marijuana light, prelevati dall’esercizio commerciale, che verranno ora sottoposti a una batteria di analisi di laboratorio. L’obiettivo è accertare la presenza di anomalie, residui di pesticidi o, come si teme, alterazioni con sostanze psicotrope illegali che possano averne stravolto gli effetti.

La scienza chiamata a chiarire

A fare definitivamente chiarezza sulla composizione di quel prodotto, e su ciò che realmente ha assunto il giovane, saranno per l’appunto gli esami tossicologici e l’autopsia disposti dall’autorità giudiziaria. Saranno loro a stabilire con precisione assoluta il quadro delle sostanze presenti nell’organismo della vittima, separando i fatti dalle ipotesi. La tragedia di Erhan, al di là dell’inevitabile sconcerto, pone dunque questioni concrete di sicurezza e di controllo di un mercato che, seppur normato, mostra qui tutta la sua potenziale ambiguità. Le risposte, che molti attendono, passeranno necessariamente dai risultati scientifici e dalle indagini dei magistrati.

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