Il piano francese per la tregua in Libano: Beirut pronta a riconoscere Israele?
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Redazione Esteri
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Il governo francese, secondo quanto riportato da alcune fonti citate dalla televisione israeliana Channel 12 e successivamente riprese dall’agenzia di stampa americana Axios, avrebbe messo a punto una bozza di proposta per cercare di porre fine alle ostilità in corso tra Israele e Libano. Un’iniziativa diplomatica, quella di Parigi, che conterrebbe un punto politicamente di portata storica, ovvero la richiesta alle autorità di Beirut di procedere al riconoscimento formale dello Stato di Israele. Una mossa, questa, che rappresenterebbe una vera e propria rivoluzione nei rapporti tra i due paesi, considerando che ufficialmente si trovano in uno stato di guerra dalla fondazione dello Stato ebraico nel 1948 e che il Libano non ha mai riconosciuto Gerusalemme. Tuttavia, la proposta è ancora in una fase di valutazione, con Israele e Stati Uniti che starebbero esaminando il testo, mentre dal Quai d’Orsay, il ministero degli Esteri francese, è arrivata una secca smentita sull’esistenza di un “piano francese” strutturato, pur confermando la disponibilità a facilitare un eventuale dialogo diretto tra le parti.
I dettagli del negoziato e il ruolo della comunità internazionale
Secondo quanto filtrato dalle indiscrezioni, il documento elaborato dalla diplomazia francese prevedrebbe l’avvio di negoziati diretti tra israeliani e libanesi, con il sostegno degli Stati Uniti – amministrazione del presidente Donald Trump – e della stessa Francia. L’obiettivo primario sarebbe la stipula di una “dichiarazione politica” da concordare nell’arco di un mese, all’interno della quale il governo di Beirut, guidato dal presidente Joseph Aoun che avrebbe già nominato una squadra negoziale, si impegnerebbe a rispettare la sovranità e l’integrità territoriale di Israele, gettando le basi per un successivo accordo di non aggressione permanente. Questo primo passo, che implicherebbe di fatto il riconoscimento, dovrebbe portare, nell’arco di due mesi, alla firma di un’intesa che sancisca la fine formale delle ostilità. A fare da sfondo a questi serrati contatti diplomatici, che vedrebbero l’inviato israeliano Ron Dermer come punto di riferimento per il dialogo con l’amministrazione Trump, c’è una situazione militare in rapida evoluzione, con l’esercito israeliano che ha intensificato le operazioni di terra nel sud del Libano e minaccia di espandere la propria offensiva fino al fiume Litani, spingendo centinaia di migliaia di civili a fuggire dalle loro case.
La smentita di Parigi e il nodo del disarmo di Hezbollah
La posizione francese, espressa chiaramente dal presidente Emmanuel Macron attraverso i suoi canali ufficiali e poi ribadita dal ministero degli Esteri, appare però più sfumata e cauta rispetto a quanto riportato inizialmente. Parigi, pur offrendosi di ospitare i colloqui e spingendo Israele a cogliere la disponibilità manifestata dalle autorità libanesi al dialogo diretto, ha smentito categoricamente l’esistenza di un piano formale, sottolineando che spetta esclusivamente alle parti in causa definire l’agenda dei negoziati. Al di là delle formule diplomatiche, il vero nodo della crisi rimane il ruolo di Hezbollah, il partito-milizia sciita sostenuto dall’Iran che, dopo aver rotto la tregua del novembre 2024 con lanci di razzi in territorio israeliano, detiene una significativa capacità militare e una profonda influenza politica nel paese dei cedri. La proposta francese, così come filtrata, legherebbe infatti il cessate il fuoco e il ritiro israeliano dalle posizioni occupate a un impegno concreto di Beirut per disarmare la fazione e impedire che dal suo territorio possano essere sferrati nuovi attacchi, un compito di una complessità tale da richiedere un meccanismo di verifica internazionale, probabilmente attraverso un potenziamento del ruolo dell’UNIFIL e di una coalizione di paesi sotto egida ONU.
L’espansione delle operazioni militari israeliane
Sul terreno, la macchina da guerra israeliana continua la sua avanzata, con l’obiettivo dichiarato di creare una zona cuscinetto e smantellare le infrastrutture militari di Hezbollah a sud del Litani. Le stesse fonti che riportano della trattativa diplomatica confermano che Tel Aviv si sta preparando a quella che potrebbe diventare la più vasta operazione di terra in Libano dal conflitto del 2006, con l’intento dichiarato di replicare l’approccio usato nella Striscia di Gaza. In questo contesto di scontri armati, dove Hezbollah rivendica attacchi contro le truppe di Israele utilizzando razzi e droni, la finestra per un accordo politico appare quanto mai stretta. Il governo israeliano, che ha affidato la gestione del dossier libanese a Ron Dermer per coordinarsi con l’amministrazione Trump, sembra ritenere che solo una forte pressione militare possa costringere le parti a trovare un’intesa, ma allo stesso tempo valuta la proposta arrivata da Parigi, ben consapevole che, in assenza di una leadership americana forte e di garanzie concrete sul disarmo del partito filo-iraniano, qualsiasi intesa rischierebbe di rivelarsi effimera.




