I David di donatello perdono colpi: ascolti in caduta libera e la «conduzione caciarona» di Insinna finisce sotto i riflettori dei social
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La settantunesima edizione dei David di donatello, andata in scena dal Teatro 23 di Cinecittà, ha portato con sé un verdetto impietoso che nulla ha a che vedere con i premi assegnati.
È il pubblico, quello domestico, a bocciare la serata: i dati auditel parlano chiaro, e mai come quest’anno il divario tra la qualità dei film candidati – tra cui il trionfatore “Le città di pianura” di Francesco Sossai – e l’efficacia dello spettacolo televisivo si è fatto così abissale.
La diretta Rai, affidata alla coppia formata da Flavio Insinna e Bianca Balti, ha raccolto 1.271.000 spettatori con il 12,2% di share, un tracollo se paragonato al magro risultato dell’anno precedente (1.451.000 spettatori e 13% di share). Una flessione, questa, che assume i contorni di un caso più che di una semplice flessione fisiologica. esquire +3
L’incidente in diretta e il fuorionda che imbarazza
Nel corso della lunga maratona trasmessa dalle 21.48 all’1.37, un episodio ha spezzato la ritualità della cerimonia, riportando l’attenzione sui retroscena della regia.
Insinna, posizionato al centro del palco, ha chiamato a più riprese la collega per condividere la presentazione di un segmento; dalla regia, però, si è udito nettamente un fuorionda in cui il conduttore urlava «Biancaaa», senza che la modella comparisse sul palco.
Un intoppo che, sebbene risolto in pochi istanti, ha alimentato il racconto parallelo dei social network – dove gli utenti hanno parlato senza mezzi termini di «conduzione caciarona e raffazzonata», chiedendosi retoricamente «ecco perché non fa prime serate».
Il giudizio del popolo del web, per quanto caustico, si è innestato su un dato oggettivo: la mancanza di sincronia tra i due conduttori ha rischiato di offuscare il momento clou della kermesse. corriere +3
Francesco Sossai e il trionfo di “Le città di pianura”
Se il fronte televisivo ha deluso, quello cinematografico ha invece regalato una sorpresa di rilievo. Francesco Sossai, con il suo “Le città di pianura” – due spiantati e l’ultimo bicchiere nel Veneto rurale e dimenticato – ha spazzato via i pezzi da novanta del cinema italiano.
Da Sorrentino a Guadagnino, entrambi a secco di statuette, Sossai si è portato a casa otto David, tra cui miglior film, miglior regista e il riconoscimento al suo attore Sergio Romano. Una parabola, la sua, che affonda le radici in un vissuto lontano dai riflettori: «Sgomberavo case in Veneto e facevo il cameriere.
Così ho imparato a osservare le persone», ha dichiarato il regista, sottolineando come quel mondo di provincia e di fatica sia stato la vera scuola di cinema. La pellicola, prodotta da Marta Donzelli e Gregorio Paonessa di Vivo Film, uscirà nelle sale nei prossimi giorni. ilmattino +3
Le nomination e i numeri di una serata lunga quasi quattro ore
Prima del verdetto degli ascolti, la vigilia aveva acceso i riflettori su tre film in particolare: “Le Città di Pianura” (appunto), “La Grazia” e “Le assaggiatrici”, risultate le opere più candidate dell’edizione.
La cerimonia, condotta in diretta su Rai 1 e RaiPlay, ha tentato di regalare momenti di cinema anche attraverso il red carpet, fruibile in streaming.
Eppure, il dato che resta è quello di un interesse in calo: la kermesse più importante del cinema italiano ha perso quasi duecento mila spettatori in un anno, malgrado la formula affidata a due volti noti del piccolo schermo. Nessuna ricetta magica, per ora, sembra invertire la tendenza. idealista +3




