Bandiere blu 2026, l’Emilia-Romagna sale a quota undici grazie al ritorno di Rimini dopo quindici anni
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Redazione Interno
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L’estate, almeno sul calendario, è ancora lontana; eppure, per gli addetti ai lavori del comparto balneare, la stagione si è ufficialmente aperta ieri a Roma, nella sede del Cnr, con la cerimonia di assegnazione delle Bandiere blu 2026. La Foundation for Environmental Education (FEE), l’organizzazione non governativa con sede a Copenhagen che assegna questi riconoscimenti in base a trentadue criteri piuttosto stringenti – essi spaziano dalla qualità delle acque di balneazione (che devono essere risultate “eccellenti” negli ultimi quattro anni) alla gestione dei rifiuti, passando per l’accessibilità delle spiagge e l’efficienza della depurazione – ha svelato la lista dei premiati. E per l’Emilia-Romagna, a dispetto della pioggia che continua a cadere sulla Pianura Padana, la notizia è di quelle capaci di far tirare un sospiro di sollievo agli operatori turistici. Per il terzo anno consecutivo, infatti, il numero di vessilli blu sventolanti sulla Riviera è destinato ad aumentare.
Il trionfo di Rimini e la mappa della Riviera che non si ferma più a Riccione
Il dato più eclatante, quello destinato a finire sulle prime pagine dei quotidiani locali – e non solo –, è il ritorno di Rimini. La “capitale” della Riviera, lo dice il Titolo dell’articolo, mancava dall’albo d’oro dal 2011. Non che fosse stata esclusa per demeriti in quindici anni fa, ma una scelta politica precisa (quella di non presentare nemmeno la domanda) l’aveva tenuta ai margini di questa vetrina internazionale. Ora, invece, con i suoi circa sedici chilometri di costa, Rimini entra di prepotenza nell’elenco, portando a undici il totale delle località emiliano-romagnole premiate. Dieci di queste, va detto, erano state riconfermate rispetto al 2025: parliamo di Comacchio, Ravenna, Cervia, Cesenatico, Gatteo, San Mauro Pascoli, Bellaria-Igea Marina, Riccione, Misano Adriatico e Cattolica. Ma l’ingresso del comune di Jamil Sadegholvaad (che è anche presidente di Visit Romagna) ha un valore simbolico enorme: significa che il tratto di costa più lungo e storicamente più complesso della regione, quello che per anni ha dovuto fare i conti con la cattiva fama delle acque del fiume Marecchia, ha finalmente superato i severi esami di Arpae. Le analisi, infatti, certificano oggi un livello di balneabilità eccellente.
Un mercato che cambia: Cannobio fa venti, la Toscana insegue e la Calabria scalpita
Guardando all’intero scacchiere nazionale, l’Emilia-Romagna si piazza al quarto posto, ma dietro di sé lascia un solco di concorrenti agguerrite. La classifica generale parla chiaro: la Liguria è al top con 35 riconoscimenti, seguita dalla Puglia e dalla Calabria (ferme rispettivamente a quota 27). E proprio la Calabria, con quattro nuovi ingressi (Amendolara, Montegiordano, Falerna e Locri) rappresenta la vera sorpresa di questa edizione, scalzando posizioni e dimostrando come il Sud stia giocando una partita seria sulla qualità ambientale. Ma non è solo il mare salato a fare notizia. Sul fronte lacustre, il Piemonte tira dritto con le sue quattro bandiere (confermate per Cannobio, Cannero Riviera, Verbania e Gozzano). Cannobio, in particolare, taglia un traguardo di rara longevità: la ventesima Bandiera blu consecutiva. Una longevità che, va ricordato, fu avviata nel lontano 2002, quando Cannobio divenne la prima località del Lago Maggiore a ottenere l’ambito riconoscimento. Per amministratori e albergatori del Verbano, questo non è solo un vessillo da issare in spiaggia, ma una certificazione di affidabilità che pesa come un macigno nelle scelte dei turisti stranieri, soprattutto quelli di lingua tedesca.
Il peso geopolitico delle certificazioni FEE e il record assoluto di spiagge italiane
Tuttavia, forse l’aspetto più rilevante della giornata di ieri è un altro, ed è squisitamente quantitativo. L’Italia, in questo 2026, ha raggiunto un numero record di spiagge premiate: ben 525, distribuite su 257 comuni. Si parla di undici località in più rispetto al 2025 e di ben quattordici nuovi ingressi complessivi su tutto il territorio nazionale. Un dato che, al netto delle polemiche locali su chi ha perso la bandiera (tre i comuni esclusi, tra cui spiccano San Felice Circeo nel Lazio e due località del Salento come Patù e Castrignano del Capo), certifica una tendenza di fondo piuttosto netta. Il mare italiano, o meglio, la gestione integrata delle coste italiane, sta migliorando. La FEE tiene conto ormai anche dei Piani di sostenibilità ambientale triennali presentati dai comuni. E in questo contesto, l’Emilia-Romagna gioca la carta della continuità: Ravenna e Cervia, ad esempio, mantengono un record di fedeltà che dura ininterrottamente dal 1999. Per la Riviera, il messaggio che arriva dai palchi romani è chiaro: la qualità ambientale e quella turistica, oggi, viaggiano sullo stesso binario, e chi sgarra (o chi non si candida) rischia di restare in ultima classe.




