L’ex chirurgo plastico Devasini strappa a Pignataro lo scettro di Paperone d’Italia: la classifica di Forbes premia le criptovalute

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   L’economia reale, fatta di mattoni, acciaio e persino di cioccolato, sembra aver definitivamente ceduto il passo alla finanza digitale, almeno per quanto riguarda la vetta della ricchezza tricolore. La nuova edizione della classifica dei miliardari stilata da Forbes, quella del 2026, certifica un terremoto nelle gerarchie patrimoniali del Paese: a guidare la lista degli italiani più facoltosi non è più un industriale o un magnate del food, bensì Giancarlo Devasini, cofondatore di Tether, la società che gestisce una delle stablecoin pi๠diffuse al mondo. Con un patrimonio stimato in 89,3 miliardi di dollari, che lo proiettano al ventiduesimo posto nella graduatoria globale, Devasini ha letteralmente scalzato dal podio Andrea Pignataro, il fondatore del gruppo ION, il cui regno era durato lo spazio di un mattino, poco meno di un mese, facendolo scivolare in terza posizione.

Il dato, per certi versi, è il segnale di un'epoca. Devasini, che qualcuno ricorderà per i trascorsi da chirurgo plastico prima di approdare al mondo dell'hardware e, infine, delle criptovalute, ha visto la sua creatura crescere in modo esponenziale. La sua ascesa è la dimostrazione di come i capitali possano moltiplicarsi in tempi brevissimi nei meandri dell'economia iperconnessa, lontano dai ritmi più lenti della manifattura o del lusso. Se a metà febbraio era Pignataro, il silenzioso bolognese con un dottorato in matematica e un impero nella fintech, l'uomo da battere con i suoi 42,6 miliardi, ora la concorrenza interna arriva direttamente dal settore delle monete virtuali. E non è un caso che al quarto posto si trovi Paolo Ardoino, amministratore delegato di Tether, con 38 miliardi, a suggellare il trionfo di un'azienda, nata nel 2014, che oggi costituisce una delle infrastrutture portanti per lo scambio di asset digitali.

Il sorpasso digitale e i nomi del capitalismo tradizionale

La nuova top ten, dunque, assume i contorni di un paradosso solo apparente: chi opera nel mondo virtuale accumula fortune reali e immediatamente spendibili, scalando posizioni che sembravano inattaccabili. Giovanni Ferrero, l’erede della dinastia dolciaria di Alba e simbolo del capitalismo familiare made in Italy, arretra al secondo posto con un patrimonio di 48,8 miliardi di dollari, dimostrando comunque una tenuta straordinaria in un mercato globale sempre più competitivo. Dietro di loro, la pattuglia dei cosiddetti "ricchi storici" si difende, ma mostra il fianco a questa nuova invasione. Francesco Gaetano Caltagirone, il costruttore e editore romano, consolida la sua quinta posizione con 11,1 miliardi, mentre Massimiliana Landini Aleotti, alla guida del gruppo farmaceutico Menarini, si conferma la donna più ricca d'Italia con 9,2 miliardi, piazzandosi al sesto posto.

Scorrendo la lista, quella che emerge è una fotografia composita dell’imprenditoria nazionale, in cui il manifatturiero di eccellenza non scompare ma viene ricollocato più in basso. Piero Ferrari, con le sue quote nella casa di Maranello, detiene 7,9 miliardi, tallonato dai fratelli Paolo e Gianfelice Rocca, i signori dell'acciaio del gruppo Techint, appaiati a 7,3 miliardi ciascuno. A chiudere la top ten, con 7 miliardi, troviamo Leonardo Maria Del Vecchio, erede dell'impero Luxottica, a testimoniare come il settore dell'occhialeria continui a generare ricchezza anche dopo la scomparsa del fondatore, seppur polverizzata tra i vari eredi.

I toscani e umbri nell'Olimpo dei paperoni

La geografia della ricchezza, in questa edizione 2026, vede una significativa rappresentanza delle regioni centrali, a dimostrazione di come il tessuto produttivo diffuso continui a esprimere eccellenze di caratura mondiale. Tra i miliardari toscani e umbri che figurano nella prestigiosa graduatoria, spiccano nomi noti del lusso e della farmaceutica. Massimiliana Landini Aleotti, come detto, è saldamente in top ten, ma con lei troviamo Patrizio Bertelli, amministratore delegato e anima imprenditoriale del gruppo Prada, il cui patrimonio, spesso accorpato a quello della moglie Miuccia Prada, si attesta sui 4,8 miliardi.

Dall'Umbria, invece, arriva la conferma del successo del "capitalismo umanistico" di Brunello Cucinelli. Il re del cashmere di Solomeo, nonostante una filosofia aziendale votata alla moderazione dei profitti e alla dignità del lavoro, continua a macinare risultati e il suo patrimonio personale è stimato intorno ai 3,7 miliardi di dollari, segno che l'etica e il business, talvolta, possono procedere di pari passo senza che uno schiacci l'altra. Un altro toscano, meno noto al grande pubblico ma di grande successo, è Alessandro Rosano. Originario di Pistoia, ha fatto fortuna nel settore delle calzature fondando il marchio HeyDude, poi ceduto a Crocs per una cifra miliardaria, che oggi gli vale un posto tra i grandi paperoni d'Italia.

In questo scenario, il quadro globale resta dominato da Elon Musk, il cui patrimonio, spinto dai successi di Tesla e SpaceX, ha toccato quota 839 miliardi di dollari, lasciando i rivali a distanze siderali. Un dettaglio che conferma come la ricchezza, oggi, viaggi alla velocità della luce e si concentri nelle mani di chi governa le tecnologie del futuro, lasciando alle spalle, seppur con tutti gli onori del caso, i capitani d'industria del Novecento.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.