Bonus natalizi, la provocazione dei sindacati: "E le aziende che non premiano mai?"
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Redazione Interno
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La notizia del premio di ottocento euro concesso a ogni dipendente dalla Biesse Group, su iniziativa della famiglia Selci, ha acceso un riflettore su una pratica che, nelle settimane che precedono il Natale, si trasforma spesso in motivo di confronto. In un contesto economico che presenta ancora molte ombre, infatti, la generosità di alcuni imprenditori finisce inevitabilmente per far risaltare il silenzio di altri. A partire da questo episodio concreto, che ha riguardato centinaia di lavoratori, i sindacati hanno deciso di rilanciare pubblicamente una questione annosa, ovvero quella delle aziende che, pur registrando performance positive, mantengono una posizione di chiusura totale riguardo ai contratti di secondo livello, quei meccanismi che dovrebbero legare una parte della retribuzione ai risultati produttivi.
I nomi sul tavolo della trattativa
A portare alla ribalta della cronaca economica i casi specifici è stato Paolo Rossini, segretario della Uil metalmeccanici, il quale, senza mezzi termini, ha citato le realtà di Rivacold e Vitrifrigo. L’obiettivo della sua azione, del resto, non è meramente denunciativo, ma punta a sfruttare il momento contrattuale più propizio, creando un corto circuito tra l’immagine pubblica delle aziende e le loro scelte nelle relazioni industriali. Se da un lato, infatti, le imprese possono beneficiare di un contesto normativo che offre flessibilità, dall’altro i rappresentanti dei lavoratori sottolineano come questa flessibilità dovrebbe essere bilanciata da una maggiore volontà di condividere gli utili, soprattutto in presenza di bilanci che mostrano andamenti favorevoli.
Il nuovo quadro del CCNL metalmeccanici
Il panorama di riferimento, intanto, si è aggiornato con la definizione del nuovo contratto nazionale di lavoro per il settore, che coprirà il triennio 2025-2028. Dopo una prima bozza circolata a novembre, le parti sociali – Federmeccanica e le sigle sindacali Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm Uil – hanno perfezionato il testo, apportando correzioni tecniche alle tabelle retributive e chiarimenti sulla decorrenza di alcuni benefici. Il cuore dell’accordo, confermato, ruota intorno a incrementi salariali strutturati su tre scatti: cinquantatré euro nel giugno 2026, seguiti da altri cinquantanove nel 2027 e sessantacinque nel 2028, per un totale complessivo di centosettantasette euro di aumento dei minimi contrattuali per tutti i livelli. A questi si aggiungono i cosiddetti flexible benefits, il cui importo annuale viene incrementato da duecento a duecentocinquanta euro.
Flessibilità in entrata e stabilità
Oltre alla parte economica, il rinnovo introduce modifiche significative nelle modalità di assunzione, tentando di rispondere alla domanda di flessibilità delle aziende senza sacrificare del tutto i diritti dei lavoratori. Viene infatti estesa la possibilità di ricorrere al contratto a termine oltre i dodici mesi, fino a un massimo di ventiquattro, ma vincolandola a specifiche causali che le parti dovranno individuare, in un’ottica di maggiore tutela contro gli abusi. Una revisione importante riguarda anche la disciplina del lavoro in somministrazione a tempo indeterminato, segno di una volontà di regolamentare settori che spesso sfuggono a un inquadramento stabile. Questi cambiamenti, nel loro insieme, delineano un quadro normativo più articolato, che le organizzazioni sindacali ora intendono utilizzare come leva per riaprire, a livello aziendale, un discorso sulla retribuzione variabile, ritenuta da molti l’anello mancante per un’equa distribuzione dei profitti.




