Uta, lo schianto con la Panda rubata: muore un 22enne, indagini sulla fuga di un terzo uomo
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Redazione Interno
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La notte del 14 aprile in via Sant’Ambrogio, alle porte di Uta, si è trasformata in un teatro di lamiere contorte e silenzi inspiegabili. Qui, intorno alle 22:00, una Fiat Panda – risultata rubata poche ore prima a Quartu Sant’Elena, probabilmente nei pressi del centro commerciale Le Vele – ha rotto il consueto silenzio della strada provinciale con il fragore sordo di un impatto che non lascia scampo. Il conducente, un ragazzo di 23 anni, per cause che i Carabinieri della Sezione Radiomobile stanno ancora vagliando, ha perso il controllo del mezzo: prima il contatto violento con il guardrail, poi la corsa terminata contro un albero, quasi a voler cancellare ogni traccia di frenata. Dall’abitacolo, i sanitari del 118 hanno estratto due giovani, ma per uno di loro, Michele Murgia, 22enne di Assemini seduto sul lato del passeggero, non c’è stato nulla da fare. Le lesioni riportate nell’urto sono risultate immediatamente fatali, rendendo vano qualsiasi tentativo di rianimazione.
Le indagini sul conducente e il giallo della terza presenza
L’attenzione degli inquirenti, in queste ore, si concentra su due fronti distinti ma potenzialmente collegati. Da un lato, la ricostruzione della dinamica del sinistro: non è chiaro se l’auto abbia sbandato per un’eccessiva velocità, per un’improvvisa manovra o per un semplice tragico errore umano. Il giovane alla guida, il 23enne, è stato trasportato in codice rosso al Policlinico di Monserrato; le sue condizioni, sebbene gravi, non sarebbero pericolose per la vita, una circostanza che permetterà agli investigatori di ascoltare la sua versione dei fatti appena le condizioni cliniche lo consentiranno. Dall’altro lato, emerge un elemento che complica ulteriormente il quadro: la possibilità che a bordo della utilitaria ci fosse una terza persona. Secondo alcune testimonianze raccolte nella concitazione della serata, un altro giovane potrebbe essere stato sbalzato via o, ipotesi più accreditata, essersi allontanato volontariamente subito dopo l’impatto, forse in stato di choc o per ragioni che i carabinieri stanno cercando di accertare.
Il precedente del furto e le verifiche tecniche
La circostanza che l’auto fosse rubata aggiunge un ulteriore strato di complessità a quella che, altrimenti, sarebbe stata una semplice, seppur tragica, cronaca stradale. La Fiat Panda era stata sottratta nel pomeriggio a Quartu Sant’Elena, e il proprietario ne aveva formalizzato la denuncia. Questo dettaglio, oltre a configurare il reato di ricettazione o riciclaggio a carico dei due (o tre) occupanti, pone interrogativi sul percorso del mezzo prima dello schianto. I rilievi tecnici affidati ai carabinieri si concentrano ora sulla ricerca di tracce di frenata sull’asfalto e sulla verifica dell’eventuale guasto meccanico, anche se l’ipotesi più battuta resta quella dell’errore umano. Nessun particolare viene tralasciato, nemmeno la ricerca di filmati delle telecamere di sorveglianza private presenti lungo il tragitto tra Quartu e Uta.
La scena della tragedia e le verifiche in ospedale
L’impatto è stato talmente violento da distruggere completamente la parte anteriore della city car, sollevando la preoccupazione immediata dei soccorritori. Sul posto sono accorsi i vigili del fuoco per estrarre i corpi dalle lamiere, mentre il personale medico si prodigava invano per il 22enne. Per il conducente, invece, l’intervento tempestivo ha evitato il peggio, anche se la prognosi rimane riservata. La salma del giovane Michele Murgia è stata messa a disposizione dell’autorità giudiziaria, in attesa che venga disposta l’autopsia, un atto dovuto per chiarire con precisione le cause del decesso e, soprattutto, se il ragazzo fosse cosciente o meno nelle fasi immediatamente precedenti lo schianto. I Carabinieri hanno già avviato le procedure per acquisire i referti medici del 23enne ricoverato, nella speranza di ottenere dettagli utili a ricostruire i minuti precedenti la tragedia, inclusa la gestione del mezzo rubato.




