Bonus 2026, la guida agli aiuti “invisibili”: ecco i 5 contributi che quasi nessuno richiede
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Redazione Economia
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La scadenza del 31 dicembre scorso ha di fatto archiviato l’Indicatore della Situazione Economica Equivalente relativo al 2025, e con esso la possibilità di accedere alla stragrande maggioranza delle agevolazioni previste per i nuclei familiari. Dal primo gennaio, per chi non avesse ancora provveduto al rinnovo, si apre una finestra temporale – quella che coincide con i primi mesi dell'anno – in cui presentare la nuova Dichiarazione Sostitutiva Unica, operazione che consente di non vedersi ridurre gli importi dell'Assegno unico o, peggio ancora, di perdere del tutto altri sussidi legati alle utenze domestiche o alle spese per l'infanzia. Eppure, nonostante la centralità di questo adempimento, che richiede la raccolta di documenti fiscali riferiti al 2024 come il modello 730 o le Certificazioni Uniche, oltre ai dati patrimoniali aggiornati al 31 dicembre dello stesso anno, una quota significativa di aventi diritto – inferiore al trenta per cento, secondo alcune stime – non presenta domanda per una serie di contributi mirati, lasciando così inutilizzate risorse che potrebbero alleviare il peso di bollette, affitti o spese per la formazione.
Il bonus sociale per le bollette e la nuova soglia per la Tari
Tra gli aiuti che molti rischiano di perdere per mancata informazione, o per la convinzione che le procedure siano eccessivamente complesse, rientrano quelli cosiddetti “invisibili” proprio perché non richiedono una domanda attiva ma sono subordinati al possesso di un Isee aggiornato e trasmesso d'ufficio all'Arera. Il bonus sociale per le forniture di energia elettrica, gas e acqua, infatti, viene accreditato in automatico in bolletta a patto che l'Indicatore non superi la soglia dei 9.530 euro, limite che sale a ventimila euro per i nuclei con almeno quattro figli a carico. Una famiglia numerosa, specialmente se risiede in una zona climatica più fredda dove il consumo di gas per il riscaldamento è maggiore, può cumulare gli sconti su luce e acqua fino a raggiungere un risparmio annuo che, in presenza di un componente con disagio fisico certificato e utilizzatore di apparecchi elettromedicali, arriva a sfiorare i 1.226 euro complessivi. Dal 2026, peraltro, l'agevolazione si estende anche alla tassa sui rifiuti, la cui riduzione del venticinque per cento sulla fattura – introdotta in via sperimentale – sarà applicabile ai nuclei con Isee non superiore a 9.796 euro, un dettaglio che rischia di passare inosservato a chi non controlla periodicamente le comunicazioni del proprio gestore.
Il bonus psicologo e le novità per le famiglie numerose
Un capitolo a parte merita il contributo per le sessioni di psicoterapia, misura che pure stenta a decollare in termini di adesioni nonostante la crescente domanda di supporto psicologico. La platea dei beneficiari, per il 2026, è suddivisa in tre fasce: un contributo massimo di mille e cinquecento euro per chi ha un Isee inferiore a quindicimila euro, mille euro per la fascia tra quindici e trentamila, e cinquecento euro per quella tra trenta e cinquantamila. A differenza dei bonus sociali, questo richiede una domanda esplicita da presentare sul portale dell'Inps, e il mancato aggiornamento dell'Isee preclude del tutto la possibilità di ottenere il rimborso. Sempre sul fronte delle agevolazioni poco sfruttate, la Legge di Bilancio ha introdotto modifiche al calcolo della scala di equivalenza che premiano le famiglie con due o più figli: dal 2026, infatti, la maggiorazione dell'Isee scatta già dal secondo figlio, con un incremento di 0,10 che si aggiunge ai coefficienti previsti per i nuclei più numerosi, abbassando l'indicatore e consentendo l'accesso a prestazioni come l'Assegno di inclusione o il bonus nido in misura più favorevole.
Il bonus mobili e la detrazione per le seconde case
Nel vasto panorama delle detrazioni fiscali legate alla casa, una delle meno reclamizzate è probabilmente il bonus mobili, che nel 2026 presenta una novità destinata ad ampliare la platea dei potenziali richiedenti: la detrazione Irpef del cinquanta per cento, calcolata su una spesa massima di cinquemila euro e ripartita in dieci rate annuali, non è più riservata alla sola abitazione principale, ma può essere applicata anche agli acquisti di arredi e grandi elettrodomestici destinati a seconde case, immobili locati o ereditati. Il beneficio rimane comunque ancorato alla realizzazione di un intervento di recupero edilizio – manutenzione straordinaria o ristrutturazione – iniziato a partire dal primo gennaio 2025, e richiede che i pagamenti siano effettuati con strumenti tracciabili come il bonifico o la carta di credito, escludendo tassativamente il contante. L'acquisto di un frigorifero di classe F o superiore, o di una lavatrice in classe E, inserito in questo contesto, diventa quindi una voce di spesa che lo Stato rimborsa per metà, ma solo se il contribuente è a conoscenza dell'esistenza della misura e conserva diligentemente la documentazione.
Il Fondo per i genitori separati e le semplificazioni per l'asilo nido
Tra le misure meno note e di più recente istituzione figura il Fondo destinato ai genitori separati o divorziati che non siano assegnatari della casa familiare, una dotazione di venti milioni di euro pensata per sostenere le spese di locazione, le cauzioni per l'affitto o i costi di trasloco a favore di coloro che hanno figli a carico fino a ventun anni. L'accesso a questo contributo, che richiede la presentazione di una domanda corredata dalla sentenza di separazione e dal contratto di locazione registrato, è subordinato al possesso di un Isee aggiornato, e la scarsa conoscenza della misura rischia di lasciare inutilizzate risorse preziose per una fascia di popolazione in condizioni di particolare vulnerabilità economica. Sul versante delle semplificazioni burocratiche, invece, una notizia potenzialmente destinata a passare inosservata riguarda il bonus asilo nido: dal 2026, una volta presentata la domanda iniziale, questa resta valida fino al compimento del terzo anno di vita del bambino, senza necessità di rinnovi annuali, fermo restando l'obbligo di allegare mensilmente le ricevute dei pagamenti, che devono essere intestate al genitore richiedente. Un'accortezza, quest'ultima, che può fare la differenza tra il ricevere fino a tremila euro l'anno di rimborso e il vedersi negare il contributo per un mero errore formale.
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