Zonin 1821, al via le manifestazioni d'interesse: cordata pronta a rilevare cinque tenute
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Redazione Economia
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A meno di tre mesi dall'avvio della composizione negoziata della crisi, il futuro del gruppo Zonin 1821 entra in una fase più concreta. La storica casa vinicola di Gambellara, che aveva annunciato ad aprile un piano di rilancio basato anche sulla razionalizzazione delle strutture produttive, starebbe ora valutando una manifestazione di interesse per cinque delle sue principali tenute. Una cordata di investitori, secondo le indiscrezioni raccolte da fonti finanziarie, avrebbe messo gli occhi su alcuni dei gioielli del gruppo, che si estende su circa 1.
500 ettari di vigneti in diverse regioni italiane.
Le tenute nel mirino e la strategia di cessione
L'offerta, presentata da un gruppo di primari investitori e finanziatori anche internazionali, riguarderebbe un pacchetto di aziende vitivinicole di prestigio: il Feudo Principi di Butera in Sicilia, la Masseria Altemura in Puglia, la tenuta Il Bosco nell'Oltrepò Pavese, Ca' Bolani in Friuli Venezia Giulia e Castello del Poggio in Piemonte.
Queste proprietà rappresentano alcuni dei marchi più noti del gruppo, con il quale la famiglia Zonin aveva costruito un impero che, in alcuni casi, come per la tenuta friulana Ca' Bolani (584 ettari vitati), la rende una delle realtà viticole più vaste d'Italia. L'offerta iniziale non includerebbe Castello d'Albola, nel cuore del Chianti Classico, che potrebbe invece essere oggetto di una trattativa separata.
Dall'inizio del percorso, l'azienda ha escluso dal perimetro delle vendite il quartier generale di Gambellara, a dimostrazione della volontà di mantenere il controllo sul cuore pulsante dell'operazione.
Una crisi annunciata e il ruolo del nuovo ad
Il ricorso alla composizione negoziata, depositato a fine aprile presso la Camera di Commercio di Vicenza, era stato presentato dal gruppo come lo strumento più idoneo per riequilibrare una situazione economico-finanziaria resa complessa da un contesto globale difficile, caratterizzato da incertezze geopolitiche, volatilità climatica e l'introduzione di dazi sull'export.
A spingere la famiglia Zonin e il socio di minoranza 21 Invest (Alessandro Benetton), a intraprendere questo percorso sono stati un fatturato in calo del 10% nel 2025, attestatosi a circa 183 milioni di euro, e un debito bancario cresciuto fino a 83 milioni. Il timone dell'operazione è stato affidato a Maurizio Rossetti, nuovo amministratore delegato con un passato in aziende come Bialetti e McDonald's, che ha il compito di definire un piano triennale di consolidamento e sviluppo.
La risposta dell'azienda e le prossime mosse
In merito alle indiscrezioni sulla cordata di investitori, Zonin 1821 ha rilasciato una nota in cui conferma di «proseguire con fiducia nel percorso di Cnc, anche alla luce di interlocuzioni in corso con potenziali investitori e soggetti interessati all'acquisizione delle sole tenute». L'azienda ha ribadito che famiglia, soci e management sono pienamente impegnati nel «valutare con attenzione tutte le possibili opzioni e i percorsi idonei a garantire il futuro della società», come stabilito fin dall'avvio del percorso.
Questa dichiarazione ufficiale fa seguito alla cessione, già avvenuta a marzo, della tenuta americana Barboursville Vineyards in Virginia, un asset posseduto dalla famiglia da cinquant'anni e sacrificato per fare cassa. Ora, con le offerte sul tavolo, si attendono sviluppi nelle prossime settimane, anche con un previsto passaggio in Tribunale per la conferma delle misure a protezione dell'azienda, che segnerà un ulteriore passo verso la definizione del nuovo assetto del gruppo.




