Quanta ipocrisia nella polemica tra Stato e Regioni sulle liste d’attesa in sanità
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Redazione Salute
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Mentre il fondo sanitario nazionale raggiunge cifre record, sia in termini assoluti che percentuali, la richiesta di ulteriori 5 miliardi da parte delle Regioni suona come l’ennesimo tentativo di nascondere inefficienze strutturali. Il problema, infatti, non è solo la mancanza di risorse, ma la loro gestione: dalla riforma del federalismo fiscale del 2009 – mai davvero attuata – emerge con chiarezza che la spesa ospedaliera è dispersiva, mentre servizi territoriali e prevenzione restano sottofinanziati.
L’ultimo scontro tra governo ed enti locali riguarda i poteri sostitutivi, ovvero la possibilità di commissariare le aziende sanitarie che non riducono le liste d’attesa. Massimo Fabi, assessore alla Sanità dell’Emilia-Romagna, parla di un «errore» e minaccia il ricorso al Tar, sostenendo che le Regioni sono disposte a farsi verificare, ma chiedono parametri condivisi. «Gli affitti? Presto aiuti al personale», aggiunge, sottolineando come il nodo vero sia l’organizzazione, non i soldi.
Dal canto suo, il ministro Orazio Schillaci nega che si tratti di uno «scontro», pur ammettendo che «a pagare sarebbero i cittadini» se le Regioni non applicassero le norme per ragioni politiche. Ma le parole di Luca Zaia, governatore del Veneto, tradiscono una tensione inedita: pronto a rivolgersi alla Corte costituzionale, Zaia dimostra che la frattura va oltre le tradizionali divisioni tra centrodestra e centrosinistra.




