Sciopero generale del 9 marzo, scuola e sanità si fermano ma i treni viaggiano regolarmente

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La data cerchiata in rosso sul calendario sindacale è quella di lunedì 9 marzo, il giorno dopo la Festa della donna, quando una mobilitazione generale attraverserà il Paese coinvolgendo molteplici categorie di lavoratori, sebbene con modalità differenziate e con alcune significative eccezioni che riguardano soprattutto il settore dei trasporti. La protesta, che si preannuncia estesa e partecipata, si innesta in un clima di crescente tensione sociale, alimentato da specifiche rivendicazioni che vanno dalle condizioni salariali alla contestazione di precisi provvedimenti legislativi all’esame del Parlamento, come il disegno di legge sulla violenza sessuale.

Chi incrocia le braccia e i settori esclusi dall’agitazione

A incrociare le braccia per l’intera giornata saranno i lavoratori di comparti fondamentali come la scuola, l’università, la ricerca e la sanità. Nel dettaglio, per quanto riguarda l’istruzione, a proclamare lo sciopero è la Flc Cgil, mentre nel settore sanitario, dove ovviamente saranno garantiti i servizi essenziali alla popolazione, le sigle che hanno aderito sono Slai Cobas per il Sindacato di classe, Usb e Usi 1912, a cui si aggiungono Cub Sur e Adl Cobas. La protesta toccherà anche il nazionale dei Vigili del Fuoco, con modalità che differiscono tra il personale turnista e quello con orario giornaliero, e si estenderà al commercio, comparto per il quale la Filcams Cgil ha chiamato i propri iscritti allo stop. Un aspetto cruciale, che inciderà sulla quotidianità di milioni di cittadini, è la decisione di escludere dallo sciopero il comparto ferroviario e il trasporto pubblico locale, che pertanto funzioneranno con i loro consueti orari e frequenze, scongiurando così il rischio di un blocco totale della mobilità.

Le piazze e le ragioni profonde di una mobilitazione

La giornata di sciopero non sarà solo un’astensione dal lavoro, ma si tradurrà in una serie di manifestazioni pubbliche, con cortei previsti in diverse città. A Bologna, che si conferma un epicentro della mobilitazione, sono attesi due distinti appuntamenti: lunedì mattina, a partire dalle 9, è stato indetto un corteo che partirà dall’Ufficio scolastico regionale in via de' Castagnoli, promosso contro il governo e il ddl Bongiorno con la partecipazione di studentesse e studenti; nel pomeriggio, con raduno da piazza Maggiore a partire dalle 16 e partenza alle 17.30, sfilerà invece il corteo di "Non una di meno". Alla base della protesta vi è un intreccio complesso di motivazioni che legano le rivendicazioni salariali e normative ai diritti civili. La Cgil, in un suo comunicato, punta il dito contro la persistenza del gender pay gap e del lavoro povero e precario a prevalente appannaggio femminile, denunciando al contempo quella che definisce una "deriva autoritaria" del governo, esemplificata dalla volontà di controllare il delle donne attraverso iniziative legislative.

Il nodo del ddl sulla violenza sessuale e le iniziative locali

Un tema particolarmente caldo, destinato a infiammare il dibattito pubblico e le piazze, è rappresentato dal disegno di legge in materia di violenza sessuale, attualmente al vaglio delle Camere. Le critiche, sollevate con forza dai sindacati, si concentrano sulla sostituzione, nel testo normativo, del concetto di "consenso libero e attuale" con quello di "dissenso". Una modifica che, secondo i promotori della mobilitazione, rischia di ribaltare l’onere della prova, gravando sulle vittime e rendendo più complesso il riconoscimento giudiziario della violenza, specialmente in situazioni di shock o incapacità reattiva. Oltre al corteo principale di lunedì, l’agitazione sindacale si inserisce in un fine settimana di mobilitazione che vedrà, già da domenica pomeriggio a partire dalle 16.30 dalla Tettoia Nervi in Bolognina, un corteo organizzato da Usb dal Titolo "Donne contro la guerra e il genocidio", a testimoniare la volontà di connettere le lotte sociali con i grandi temi della politica internazionale.

Le modalità operative dello sciopero nella sanità e nei servizi

Per quanto concerne il funzionamento dei servizi durante la giornata di agitazione, nella sanità lo sciopero è stato articolato su tutto l’arco delle ventiquattr’ore, dall’inizio del primo turno di lunedì 9 marzo fino al termine dell’ultimo, ma con la garanzia delle prestazioni indispensabili. All’Azienda Usl di Bologna, ad esempio, l’astensione dal lavoro interesserà sia gli operatori dell’area comparto – come infermieri, operatori sociosanitari, tecnici, ostetriche e personale amministrativo – sia la dirigenza medica, sanitaria, veterinaria e tecnica. Possibili disagi, seppur contenuti dalle prestazioni minime assicurate, potrebbero verificarsi anche nello svolgimento dei servizi gestiti da Hera. L’eco di questa mobilitazione, che intreccia la difesa dei diritti sul lavoro con le battaglie di civiltà e di genere, risuona con forza in tutto il territorio nazionale, configurando il 9 marzo come una giornata di forte impatto simbolico e concreto.

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