La corsa al rischio dell'influencer: sceso dalla nave dell'hantavirus, partecipa a un matrimonio a Istanbul

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Redazione Salute Redazione Salute   -   La paura fa 90, ma la percezione del pericolo, quando mancano i sintomi fisici, tende spesso a dissolversi nell'oblio della routine quotidiana. A testimoniarlo è il caso del documentarista e youtuber turco Ruhi Cenet, finito al centro di un vivace dibattito pubblico dopo la sua comparsa – immortalata da una fotografia destinata a diventare virale – a un matrimonio nella periferia di Istanbul. Il party, occorso il 3 maggio, ha attirato centinaia di invitati; lo stesso giorno in cui, parallelamente, l’Organizzazione Mondiale della Sanità comunicava ufficialmente di star indagando su un possibile focolaio epidemico a bordo della Mv Hondius, la nave da crociera da cui Cenet era appena sbarcato.

Per comprendere la portata dell’accaduto, occorre riavvolgere il nastro delle ultime settimane: l’imbarcazione, salpata da Ushuaia il primo aprile, è stata teatro di una delle più inquietanti emergenze sanitarie in mare aperto degli ultimi anni. L’hantavirus, nella sua temibile variante Andes – quella capace, va ricordato, di trasmettersi raramente anche per via interumana attraverso contatti molto stretti – ha mietuto tre vittime tra i passeggeri, con 8 casi sospetti totali di cui 6 confermati in laboratorio. Cenet, che si trovava a bordo per realizzare un servizio sul remoto arcipelago di Tristan da Cunha, ha assistito in prima persona alla prima scia di lutti: l’11 aprile muore un uomo olandese, seguito a ruota dalla moglie deceduta pochi giorni dopo in Sudafrica proprio mentre si trovava sullo stesso volo di rientro del turco.

Eppure, nonostante la drammaticità del contesto, il comportamento tenuto dai vertici della nave ha sollevato più di un’ombra. Secondo quanto ricostruito dallo stesso Cenet in un’intervista, il capitano rassicurò i passeggeri sostenendo che la morte era avvenuta per “cause naturali” e che non vi era alcun pericolo di contagio: «Ci dissero che la nave era sicura», ha dichiarato, aggiungendo come la vita di bordo fosse proseguita senza alcuna misura di isolamento per ben 12 giorni. «Continuavamo a mangiare tutti insieme al buffet, nessuno indossava le mascherine». Una circostanza, questa, che ha innescato inevitabili critiche alla compagnia, rea di non aver informato adeguatamente i presenti sulla reale portata della minaccia virologica.

Critiche social e la difesa: «Non ero a conoscenza dell’allarme Oms»

Quando l’immagine al matrimonio ha cominciato a circolare, la riprovazione è stata immediata. Ai commentatori, infatti, non è sfuggita la contraddizione tra l’aver appena lasciato un focolaio di virus letale e la partecipazione a un affollato evento sociale. Cenet, dal canto suo, ha cercato di arginare la polemica attraverso una nota pubblicata su Instagram, nella quale ha rivendicato la propria buona fede. Il punto nodale della sua difesa risiede nella tempistica: il 3 maggio, data della festa, l’Oms non aveva ancora ufficializzato lo stato di epidemia sulla Hondius.

Un argomento, quello del “non sapevo”, che se da un lato regge sotto il profilo delle dichiarazioni ufficiali, dall’altro stride con la consapevolezza pratica che lo stesso youtuber ha dimostrato di possedere. Nelle conversazioni con la stampa, difatti, ha rivelato di essersi chiuso in cabina con il cameraman non appena ha visto le condizioni in cui versava la vedova della prima vittima, prima che questa morisse a sua volta. «Da quel momento abbiamo tagliato ogni contatto con il resto del mondo», ha spiegato alla AFP, dimostrando quindi di aver compreso la gravità della situazione ancor prima del placet burocratico dell’OMS.

Attualmente l’influencer ha dichiarato di essersi messo in isolamento volontario a casa sua, aggiungendo che le autorità turche gli avrebbero comunicato la non obbligatorietà della quarantena in assenza di sintomi evidenti. Tuttavia, la sua versione dei fatti ha trovato un oppositore agguerrito non solo tra il pubblico, ma addirittura tra chi è ancora bloccato sulla nave: il birdwatcher Emin Yogurtcuoglu, compagno di viaggio rimasto a bordo, ha attaccato Cenet via social accusandolo di diffondere «informazioni fuorvianti» in un momento già critico per l’evacuazione.

La rotta verso le Canarie e il dispositivo di sicurezza spagnolo

Mentre a Istanbul si discute del comportamento dei singoli, la geografia del contagio continua a scrivere la sua cronaca nelle acque dell’Atlantico. La Mv Hondius, dopo essere rimasta ancorata a Capo Verde, ha ripreso il mare alla volta delle coste spagnole: l’approdo è atteso a Tenerife nel corso del fine settimana. Un’operazione complessa, la cui regia è stata affidata a un vero e proprio stato maggiore internazionale. Non solo le autorità locali, ma anche il direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, si recherà sull’isola per seguire la delicata fase dello sbarco.

Le misure di sicurezza, come prevedibile data l’alta letalità della variante in circolazione (che può raggiungere tassi fino al 40% nei casi più gravi), saranno ferree. La nave non attraccherà in banchina, ma rimarrà al largo; i 149 occupanti (tra passeggeri e membri dell’equipaggio) verranno traghettati a terra tramite piccole imbarcazioni, trasferiti in “veicoli bolla” e condotti direttamente all’aeroporto di Tenerife Sud, distante solo dieci minuti, dove li attendono voli diretti per i rispettivi Paesi di origine. Per i 14 passeggeri spagnoli, invece, la destinazione sarà l’ospedale militare Gómez Ulla di Madrid, dove dovranno osservare un periodo di quarantena.

L’arrivo della nave, inevitabilmente, ha riacceso i riflettori sulla gestione della profilassi in una nazione che, da tempo, si preparava a ricevere i croceristi. Dopo le iniziali resistenze da parte del governo locale delle Canarie – che lamentava una carenza di posti letto specializzati – Madrid ha fatto valere l’obbligo giuridico e umanitario di assistere i naufraghi. Un meccanismo di protezione, questo, che prevede anche il rimpatrio dei corpi delle vittime, uno dei quali si trova ancora a bordo della Mv Hondius. Il rientro alla normalità, per i fortunati sopravvissuti a questa traversata, è ancora lontano.

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