Spider-Man: Brand New Day, l’incasso record in Cina e le location tra New York e Glasgow

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   A giudicare dai primi, fragorosi dati al botteghino, Spider-Man: Brand New Day ha già infranto una sorta di incantesimo che gravava sul cinema di supereroi statunitense in Cina da sette anni, un lasso di tempo che nel frattempo aveva visto trasformare radicalmente le abitudini di consumo e persino le politiche di distribuzione locale.

Il nuovo capitolo del Marvel Cinematic Universe, con Tom Holland ancora una volta alle prese con le fragili certezze di Peter Parker, ha debuttato nel mercato cinese con cifre che non si registravano dai tempi di Spider-Man: Far From Home, e questo risultato assume un peso specifico notevole se si considera quanto l’industria hollywoodiana abbia faticato a riconquistare il pubblico orientale dopo la pandemia e una serie di flop che sembravano aver segnato un declino strutturale.

La pellicola, uscita in Italia il 29 luglio, ha dunque ottenuto un duplice primato: da un lato ha riportato l’entusiasmo attorno a un prodotto seriale che molti davano per appannato, dall’altro ha dimostrato che la formula del franchise può ancora generare un’attesa globale quando si azzeccano gli elementi narrativi giusti, anche se la vera posta in gioco, come sempre in questi casi, è la capacità di tenere insieme la fedeltà al materiale originale e le esigenze di un pubblico sempre più esigente.

Un esordio da record che rompe l’incantesimo del botteghino cinese

I numeri diffusi nelle prime ore di programmazione raccontano di un incasso che ha superato ampiamente le proiezioni più ottimistiche, un segnale inequivocabile che il fascino dell’Uomo Ragno, nonostante le numerose iterazioni e i reboot succedutisi negli anni, conserva intatta la sua capacità di attrarre spettatori di ogni fascia d’età e provenienza geografica.

Per comprendere appieno la portata del traguardo, bisogna ricordare che dal 2019 nessun film di supereroi proveniente dagli Stati Uniti aveva superato determinate soglie critiche nel Paese asiatico, un vuoto che aveva spinto molti analisti a decretare la fine dell’egemonia Marvel nei territori esteri e a ipotizzare un progressivo ripiegamento del genere verso nicchie sempre più ristrette.

E invece Spider-Man: Brand New Day, che tra l’altro ha ricevuto una recensione favorevole dalla critica internazionale per il suo tono più maturo e riflessivo, ha capovolto questa narrazione con una performance che ha colto di sorpresa persino i distributori locali, i quali avevano preparato una campagna promozionale cauto, quasi timorosi di ripetere gli insuccessi degli ultimi anni.

La scelta di puntare su un personaggio già noto e amato, ma al tempo stesso di inserirlo in una storia che si pone come un nuovo inizio dopo gli eventi traumatici di No Way Home, si è rivelata vincente, e il pubblico cinese ha risposto con una partecipazione che richiama i tempi d’oro del blockbuster marveliano.

La scena post-credit e la strategia narrativa del sequel

Una delle domande più ricorrenti tra i fan che si apprestano a varcare la soglia del cinema, e che accompagna ormai ogni grande produzione targata Marvel, riguarda il numero di scene aggiuntive nascoste dopo i titoli di coda, e la risposta in questo caso è secca e precisa: il film include una sola scena post-credit, circostanza che potrebbe deludere chi si aspetta i tradizionali molteplici collegamenti con il futuro dell’universo condiviso, ma che in realtà rivela una scelta precisa degli sceneggiatori.

Quell’unico, singolo frammento finale, di cui è già circolata una spiegazione dettagliata che naturalmente contiene spoiler abbondanti, è stato concepito non come un semplice espediente per annunciare il prossimo crossover, bensì come un vero e proprio sigillo emotivo che chiude un arco narrativo iniziato anni fa e che getta le basi per gli sviluppi del personaggio senza cadere nella trappola della sovraesposizione.

Il fatto che gli autori abbiano optato per una soluzione così misurata, quasi minimalista rispetto agli standard del genere, ha suscitato dibattiti accesi tra gli addetti ai lavori, alcuni dei quali vedono in questa scelta un segnale di maturità produttiva e un tentativo di sottrarre il franchise alla logica del mero accumulo di easter egg.

Il lavoro di ricostruzione urbanistica tra New York e Glasgow

Ma al di là dei numeri da capogiro e delle strategie di marketing, ciò che rende affascinante il dietro le quinte di questo nuovo capitolo è il lavoro certosino compiuto dal reparto scenografico per ricreare l’atmosfera della Grande Mela, un’operazione che lo scenografo Charles Wood ha iniziato quasi un anno prima dell’inizio delle riprese, quando ha portato l’intera squadra creativa a New York per assorbirne le texture, i rumori e i ritmi frenetici, salvo poi scoprire che la città sarebbe stata ricostruita in un luogo diametralmente opposto.

La scelta è caduta su Glasgow, e non per un caso fortuito o per una banale esigenza di budget, bensì perché la metropoli scozzese possiede un impianto viario a griglia che dialoga in modo quasi naturale con quello newyorkese, e soprattutto perché condivide con la sua controparte americana un DNA stilistico profondo, dal momento che molti degli architetti e dei costruttori che ne progettarono gli edifici e i tracciati viari lavorarono anche allo sviluppo urbano di New York.

Questa sovrapposizione storica, che pochi conoscono, ha permesso al team di Wood di giocare con le prospettive e le angolazioni, sfruttando i palazzi vittoriani e le strade lastricate di Glasgow per farli apparire sugli schermi come un quartiere di Brooklyn o del Lower East Side, con un effetto di verosimiglianza che ha spiazzato persino gli abitanti della città scozzese.

La verosimiglianza come artificio costoso e le riprese sul campo

La verosimiglianza, in effetti, è un artificio che costa tempo e denaro, e Wood lo sa bene, tanto che ha imposto alla produzione di girare diverse sequenze nei luoghi reali di Glasgow, approfittando della luce naturale e delle condizioni meteorologiche tipiche della Scozia per conferire un’aura autentica a scene che altrimenti sarebbero sembrate troppo patinate e artificiali.

Le location scelte spaziano dal centro storico, con le sue cattedrali e i suoi vicoli stretti, fino ai quartieri più moderni e industriali, passando per i ponti sul Clyde che nelle inquadrature sembrano gettare un ponte ideale con i moli di Manhattan; il risultato è una New York stranamente familiare ma al tempo stesso leggermente fuori fuoco, come se fosse vista attraverso gli occhi stanchi di un Peter Parker che ha perso tutto e sta cercando di ritrovare se stesso.

La produzione, che ha coinvolto Sony Pictures e Marvel Studios in una co-produzione complessa e dispendiosa, ha potuto contare su un budget che ha permesso di ricreare in Gran Bretagna anche alcuni interni iconici, come il laboratorio di un noto scienziato e la soffitta di May Parker, ma sono le riprese in esterna a fare la differenza, perché regalano al film quella patina di realtà che spesso manca ai grandi kolossal girati interamente in studio.

E mentre il botteghino cinese celebra il ritorno del supereroe americano dopo sette anni di digiuno, il pubblico italiano si prepara ad accogliere il film con la stessa curiosità e lo stesso affetto che hanno accompagnato le precedenti avventure dell’Uomo Ragno, consapevole che ogni nuovo inizio porta con sé il peso del passato ma anche la promessa di un domani diverso.

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