Sánchez ad Abascal: "Sarò un cane, ma non ho padroni". Scontro in Parlamento sulla crisi di Ceuta
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
È scontro aperto al Congresso dei deputati tra il presidente del governo spagnolo, Pedro Sánchez, e il leader di Vox, Santiago Abascal. Al centro del question time, la gestione della crisi migratoria di Ceuta e la politica di Madrid verso il Marocco. Un confronto dai toni durissimi, durante il quale il leader dell'estrema destra ha chiesto al premier se fosse "ricattato" da Rabat per presunte informazioni sulla corruzione della sua famiglia e del suo esecutivo, definendo la domanda "retorica" e sostenendo che "tutta la Spagna sa" che il governo è "a Rabat".
La richiesta di processare Sánchez per tradimento
Abascal ha poi chiesto l'attivazione dell'articolo 102 della Costituzione spagnola per portare Sánchez davanti al Tribunale Supremo con l'accusa di tradimento, ammettendo però che Vox con i suoi 32 deputati non dispone degli 88 parlamentari necessari per avviare il procedimento. Il leader di Vox ha accusato il premier di aver trasformato la Spagna in un "protettorato marocchino in mani di traditori", citando tra gli esempi della presunta subordinazione a Rabat anche l'insegnamento della cultura marocchina e della lingua araba nelle scuole.
La replica di Sánchez: "Non accettiamo ricatti da nessuno"
La risposta del capo dell'esecutivo è stata altrettanto dura. Sánchez ha negato categoricamente qualsiasi ricatto da parte del Marocco: "Questo Governo non accetta ricatti da nessun partito, nessun Paese e, ovviamente, da nessun potere". Poi ha rivolto direttamente ad Abascal una delle battute più dure dello scontro, accusandolo di avere a sua volta un "guinzaglio": "Ha proprio del grottesco che lei mi accusi dei ricatti del Marocco quando, se qualcuno ha un guinzaglio al collo, è proprio lei", ha detto, facendo riferimento ai rapporti di Vox con Washington e Tel Aviv.
Il premier ha accusato il leader dell'ultradestra di "applaudire i dazi degli uni e i genocidi degli altri".
"Mi chiamano cane. Sarò un cane, ma non ho padroni"
Lo scontro è quindi arrivato sul piano personale. Sánchez ha ricordato gli insulti ricevuti da Abascal, che lo avrebbe definito tra l'altro "autocrate" e "dittatore", aggiungendo: "Mi chiamano anche cane". Da qui, la frase che ha segnato il confronto parlamentare: "A differenza sua, io sarò un cane, ma non ho padrone". Il premier socialista ha poi accusato il leader di Vox di portare in Parlamento una politica basata su "odio, insulti e xenofobia", sostenendo che i suoi interventi sono caratterizzati da "disinformazione, bufale e insulti".
Il precedente della sentenza della Corte Suprema
La crisi migratoria di Ceuta, scoppiata alla fine di luglio con l'ingresso di decine di migliaia di persone nell'enclave spagnola, affonda le radici in una sentenza della Corte Suprema spagnola che ha vietato i respingimenti immediati di chi arriva a nuoto a Ceuta e Melilla. In precedenza, le autorità spagnole intercettavano i migranti che cercavano di raggiungere le due città autonome e li respingevano senza consentire loro di fare richiesta d'asilo: erano le cosiddette "devoluciones en caliente".
Secondo la versione ufficiale del governo, la diffusione della notizia della sentenza avrebbe spinto migliaia di persone a organizzarsi sui social network per tentare la traversata, approfittando di controlli di frontiera più laschi durante la festa nazionale marocchina del 30 luglio.
La crisi diplomatica con Rabat
Il Marocco ha convocato l'ambasciatore spagnolo e ha rilasciato dichiarazioni che hanno alimentato le tensioni, con il ministro della Giustizia marocchino che ha definito Ceuta e Melilla un "diritto storico e geografico" del Regno, chiedendo una "soluzione definitiva" per il loro ritorno sotto la sovranità di Rabat. Madrid ha convocato l'ambasciatrice marocchina Karima Benyaich il 21 agosto per protestare contro queste dichiarazioni, ma la notizia della convocazione è emersa solo successivamente, suscitando critiche dall'opposizione.
Il leader del Partito Popolare, Alberto Núñez Feijóo, ha accusato Sánchez di aver gestito la questione "in modo occulto" e ha chiesto le sue dimissioni per "incompetenza o complicità".
Le misure annunciate dal governo
Sánchez ha annunciato l'intenzione di chiedere una presenza permanente dell'agenzia europea Frontex a Ceuta e ha auspicato una visita del re Felipe VI nelle prossime settimane. Il premier ha anche ammesso carenze nella risposta del governo, dichiarando: "Abbiamo avuto i nostri successi, anche i nostri errori, come tutti".
Il presidente della città autonoma di Ceuta, Juan Jesús Vivas, dal canto suo, ha chiesto all'Unione europea una posizione più ferma verso il Marocco e ha criticato l'esecutivo di Madrid per non aver adottato misure adeguate prima, durante e dopo la crisi, sostenendo che Ceuta si trova "sull'orlo del collasso".
Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.
