Elezioni nei liberi consorzi siciliani, coalizioni divise e risultati contrastanti
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Redazione Interno
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A dieci anni dalla soppressione delle province, sostituite dai liberi consorzi comunali, la Sicilia ha finalmente eletto i nuovi presidenti degli enti di area vasta. Un percorso segnato da commissariamenti e incertezze, che si è concluso con risultati frammentati, frutto di alleanze spesso controverse e di divisioni interne agli stessi partiti.
Ad Agrigento, dove la spaccatura è stata più evidente, ha prevalso il sindaco di Aragona Giuseppe Pendolino, sostenuto da una coalizione anomala che riunisce Mpa, Forza Italia, Partito Democratico e Movimento 5 Stelle. A fronteggiarlo c’era Stefano Castellino, primo cittadino di Palma di Montechiaro, appoggiato da Fratelli d’Italia, Democrazia Cristiana e Lega. Una sconfitta amara per quest’ultimo, che ha parlato di "tradimento" da parte di Forza Italia, accusandola di aver contribuito a perpetuare "giochetti e operazioni poco trasparenti". Nonostante l’esito negativo, Castellino ha rivendicato il consenso ottenuto, sottolineando di aver superato i 44 mila voti, con un vantaggio di circa 2000 preferenze rispetto alle attese.
A Trapani, invece, è stato eletto Salvatore Quinci, sindaco di Mazara del Vallo, che ha sconfitto il rappresentante del centrodestra Giovanni Lentini, sindaco di Castelvetrano. Le operazioni di spoglio, complicate e lunghe, hanno definito anche la composizione del nuovo consiglio provinciale, con rappresentanti di Forza Italia, Fratelli d’Italia, Lega e Democrazia Cristiana.
Gli altri liberi consorzi – Caltanissetta, Enna, Ragusa e Siracusa – hanno visto altrettante competizioni serrate, seppur con dinamiche diverse. L’eterogeneità delle alleanze dimostra quanto il quadro politico siciliano resti fluido, con partiti disposti a convergere su candidature locali pur di garantirsi un ruolo negli enti territoriali.




