Italiani sempre più restii all'idea di avere figli, l'Istat fotografa un paese in ritirata dalla genitorialità
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Redazione Interno
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I numeri, che arrivano dall'ultimo rapporto dell'Istat e che si inseriscono in un trend ormai consolidato, parlano chiaro: oltre dieci milioni e mezzo di persone in Italia, tra quelle in età riproduttiva, escludono con decisione la possibilità di diventare genitori, sia nell'immediato futuro che in un orizzonte più lontano. Una scelta, o spesso una necessità dettata dalle circostanze, che contribuisce in modo determinante a quel "freddo inverno demografico" che il paese sta attraversando, con le nascite scese a livelli minimi storici. Il dato, che si attesta appena sopra le 369mila unità nell'anno appena concluso, segna un ulteriore, netto passo indietro rispetto all'anno precedente e conferma una tendenza che, purtroppo, non accenna a invertirsi.
Le intenzioni crollano, specialmente dopo una certa età
Se si analizza la propensione dichiarata, soltanto un quinto degli individui tra i 18 e i 49 anni – per la precisione il 21,2% – afferma di volere un figlio, con sicurezza o con una certa probabilità, nel triennio successivo all'intervista. Una percentuale che, se paragonata a quella del 2003, quando toccava il 25,0%, mostra un calo significativo e racconta di come le aspettative personali si siano ridimensionate nel tempo. La fascia più giovane, fino ai 24 anni, sembra conservare una certa apertura ideale verso la maternità e la paternità, ma è dopo quell'età che le intenzioni si affievoliscono sensibilmente, lasciando il posto a un atteggiamento di attesa o, più frequentemente, a una rinuncia definitiva. Molti di coloro che rinunciano, del resto, non hanno nemmeno le condizioni minime per poter seriamente prendere in considerazione l'idea di allargare la famiglia.
I motivi di una rinuncia: economia in primo piano
Le ragioni di questa ritirata collettiva sono molteplici e, tra di esse, spiccano con forza quelle di carattere economico, menzionate da circa un terzo degli intervistati come il principale ostacolo. A queste si accompagnano, in un quadro complesso e spesso scoraggiante, le condizioni lavorative percepite come instabili o insufficienti, citate dal 9,4% delle persone, e l'assenza di un partner con cui condividere il progetto genitoriale, motivo addotto dall'8,6% del campione. Si tratta di fattori oggettivi, legati alla sfera materiale dell'esistenza, che pesano sulle scelte individuali più di qualsiasi altro elemento, spingendo verso una vita senza figli che non sempre corrisponde al desiderio iniziale. La mancanza di servizi adeguati, come gli asili nido, e le difficoltà nel conciliare i tempi del lavoro con quelli della cura completano un panorama che molti giudicano poco accogliente.
Un fenomeno strutturale che va oltre la semplice scelta
La situazione, dunque, non può essere liquidata come un semplice mutamento culturale o come la preferenza per uno stile di vita diverso. Se è vero che una parte della popolazione fa una scelta consapevole e libera, è altrettanto evidente che per un'altra, molto consistente, si tratta di una via obbligata da vincoli esterni. L'analisi dell'Istat, del resto, non si limita a contare i neonati ma cerca di indagare le cause profonde della denatalità, intercettando proprio quell'atteggiamento di sfiducia verso il futuro che frena le decisioni a lungo termine. Il calo delle intenzioni, osservabile in quasi tutte le fasce d'età e in diverse aree del paese, è diventato un tratto strutturale della società italiana, destinato a influenzare per decenni la composizione della popolazione, il sistema pensionistico e l'assetto stesso del welfare.




