Meloni alla Niaf: «La cultura woke vuole cancellare le nostre radici»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Nel corso del galà per il cinquantesimo anniversario della National Italian American Foundation a Washington, Giorgia Meloni ha inviato un videomessaggio nel quale ha delineato, con toni decisi, quella che lei percepisce come una minaccia culturale. «Ci sono forze che cercano di dividerci, di ridefinire la nostra storia e di distruggere le nostre tradizioni condivise», ha affermato la premier, aggiungendo che «la chiamano cultura 'Woke'». Queste forze, ha continuato, in un chiaro riferimento alle polemiche che hanno investito negli Stati Uniti il Columbus Day, tradizionalmente celebrato da molte organizzazioni italo-americane, «cercano di cancellare la nostra cultura», un obiettivo che, secondo le sue parole, verrà impedito.

L'elogio di Trump e l'alleanza rinsaldata

Il messaggio della presidente del Consiglio, che ha definito Stati Uniti e Italia non semplici alleati ma «le colonne del mondo libero», ha ricevuto un'immediata e plateale approvazione da parte del presidente degli Stati Uniti. Donald Trump, infatti, ha apprezzato pubblicamente l’intervento di Meloni, scegliendo di ripostare sul suo social network Truth un filmato di ventuno secondi. In quel video, che ha così raggiunto la sua vasta platea di sostenitori, la leader di Fratelli d’Italia scandisce il suo celebre slogan, «Sono una donna, sono una madre, sono cristiana», un’affermazione identitaria che sembra risuonare profondamente con una parte del suo elettorato, sia in Italia che oltreoceano.

Una visione condivisa oltre l'Atlantico

Lo scambio virtuale, sebbene avvenuto a distanza, segna un ulteriore passo nell’allineamento politico e culturale tra i due leader, i quali pongono al centro del proprio dialogo la difesa di quelle che considerano le radici storiche e i valori tradizionali della civiltà occidentale. La scelta di Trump di amplificare il messaggio della Meloni va letta in questa prospettiva, sottolineando una sintonia che travalica la semplice diplomazia di governo per toccare temi sensibili e simbolici. L’evento della Niaf, che riunisce una parte significativa dell’establishment italo-americano, si è così trasformato in una cassa di risonanza per una visione che guarda con preoccupazione a certi sviluppi della modernità.

Il contesto delle polemiche culturali

Le dichiarazioni della premier si inseriscono in un dibattito, particolarmente acceso negli Stati Uniti, che vede da un lato i sostenitori di una maggiore attenzione alle sensibilità storiche e culturali – spesso etichettati sotto il termine generico di “woke” – e dall’altro chi, come la Meloni, interpreta queste istanze non come un progresso ma come una forma di censura e di rimozione dell’identità. La questione del Columbus Day, festività contestata da chi la associa all’inizio dello sterminio delle popolazioni native, rappresenta forse l’esempio più emblematico di questa frattura, un terreno sul quale le organizzazioni italo-americane si sono spesso trovate in prima linea per difendere una figura da loro considerata un simbolo di orgoglio e di integrazione.

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