Enzo Ricci, il fondatore delle Tre Marie, dona al nipote 400 milioni di euro senza aspettare il testamento

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Non c’è bisogno di attendere la dipartita per sistemare un impero, quando la logica familiare e la pianificazione patrimonale suggeriscono una scelta diversa. Enzo Ricci, il 91enne fondatore dello storico marchio dolciario milanese Tre Marie (ceduto ormai da quasi quarant’anni al gruppo Barilla), ha deciso di compiere un gesto che ha dell’eccezionale per tempismo e generosità: ha firmato un atto notarile lo scorso 30 aprile trasferendo l’intero patrimonio di famiglia al nipote Alessandro, di 52 anni.

L’operazione, stimata in un valore complessivo che supera abbondantemente i 400 milioni di euro, ha come beneficiario unico il figlio di suo fratello Gianni, già da tempo amministratore delle holding attraverso cui viene gestita la ricchezza accumulata in decenni di attività imprenditoriale e investimenti immobiliari.

Il meccanismo della donazione: usufrutto al fondatore, nuda proprietà al nipote

Il vero nodo tecnico di questa gigantesca donazione in vita, come spiegato dagli esperti di diritto successorio, sta nella distinzione tra nuda proprietà e usufrutto. Enzo Ricci ha ceduto al nipote la piena titolarità delle quote societarie e degli immobili – quella che tecnicamente si definisce “nuda proprietà” – ma si è riservato per sé l’usufrutto vitalizio.

Tradotto in termini pratici, significa che Alessandro Ricci è già diventato il proprietario effettivo dei beni (dai palazzi alle partecipazioni finanziarie), ma lo zio continuerà a godere dei frutti di questi cespiti, come gli affitti o gli eventuali proventi finanziari, fino al giorno della sua morte. Da quel momento, il nipote acquisirà in automatico anche il pieno godimento, senza passare per la lunga trafila di un testamento e scongiurando, di fatto, qualsiasi futura disputa ereditaria.

A beneficiare di questa pianificazione anticipata è un patrimonio piuttosto variegato, che si articola principalmente su due holding distinte. Da un lato c’è Milaninvest Real Estate, la cassaforte che custodisce il tesoro immobiliare della famiglia; dall’altro Viris, la società dedicata agli investimenti finanziari. L’atto notarile ha sancito il passaggio del 50% di Milaninvest (l’altro 50% era già nelle mani del nipote) e dell’80% di Viris ad Alessandro Ricci, che assume così il controllo totale del gruppo familiare.

Il patrimonio tra Milano, Sanremo e le startup tecnologiche

Se il valore complessivo sfiora i 400 milioni, è soprattutto grazie a una manciata di asset di lusso che fanno gola a qualsiasi investitore. Il pezzo da novanta è senza dubbio lo storico palazzo di via Montenapoleone 4, nel quadrilatero della moda di Milano, iscritto a bilancio per una cifra vicina ai 92 milioni di euro e attualmente affittato a Dolce & Gabbana.

Ma non finisce qui: il portafoglio immobiliare include anche numerosi altri appartamenti, uffici e negozi nel pieno centro del capoluogo lombardo, oltre a uno stabile di pregio a Sanremo, nell’angolo tra via Mameli e via Matteotti, che ospita una filiale di Intesa Sanpaolo e genera un reddito da locazione stabile.

Sul fronte finanziario, invece, spicca la partecipazione del 18,4% in Brioschi Sviluppo Immobiliare, una società storica quotata a Piazza Affari, senza dimenticare quote in fondi di private equity, investimenti in startup e una “rilevante liquidità” che il fondatore delle Tre Marie ha saputo accumulare nel tempo.

Un nipote defilato e la lunga ombra del panettone

Alessandro Ricci, nato a Milano nel 1973, non è certo un personaggio abituato ai riflettori. Imprenditore attivo nei settori immobiliare e idroelettrico, è amministratore delegato di Milaninvest dal 2002 e ricopre il ruolo di vicepresidente della Fondazione Paletti Ricci, un ente filantropico dedicato all’infanzia e ai giovani.

Il suo profilo è talmente riservato che, sul sito della stessa fondazione, tra i quindici consiglieri lui risulta essere l’unico senza fotografia, accompagnato da un curriculum di appena cinque righe che ne descrive l’attività senza inutili orpelli. Eppure, è proprio questo erede discreto ad aver accompagnato lo zio nella storica cessione a Pietro Barilla nel 1987: allora quattordicenne, fu coinvolto direttamente nella trattativa, un dettaglio che la dice lunga sul rapporto di fiducia costruito in quasi cinquant’anni.

La fortuna della famiglia, d’altronde, affonda le radici in quell’accordo di fine anni Ottanta. Dopo aver venduto il marchio Tre Marie, Enzo Ricci rimase alla guida operativa dell’azienda fino al 1995, portandola a contare 550 dipendenti e un fatturato di 140 miliardi di lire, oltre millecinquecento volte superiore rispetto al suo primo bilancio.

Oggi, il marchio è suddiviso tra Sammontana (per il comparto surgelati) e Galbusera (per i prodotti da forno), ma la ricchezza generata da quella cessione è stata sapientemente reinvestita nel mattone e nella finanza, dando vita a un piccolo impero che ora passa di mano senza attendere il momento fatidico. Nel 2017, Enzo Ricci ha ricevuto l’Ambrogino d’Oro dal comune di Milano, con una motivazione che lo definiva “il moderno ambasciatore, in Italia e nel mondo, del dolce natalizio per eccellenza, il panettone”.

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