Malagò, la svolta azzurra: "Maldini era il piano A". E sul futuro Ct si apre il metodo condiviso

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Giovanni Malagò, da pochi giorni insediatosi alla presidenza della Federcalcio, ha rotto il silenzio per delineare i contorni del suo mandato e, con essi, le coordinate del nuovo corso tecnico della Nazionale. In un intervento rilasciato ai microfoni di DAZN, il numero uno del calcio italiano ha offerto uno spaccato inedito del suo approccio, definendosi non un rivoluzionario bensì un innovatore, e ha gettato le basi per quella che potrebbe diventare una gestione inedita per gli standard federali.

L'iniziale entusiasmo che ha accolto la sua elezione, con i nomi di Paolo Maldini e Leonardo pronti a ricoprire ruoli chiave, è stato tuttavia messo in ombra da una questione di natura giudiziaria che minaccia di inficiare la regolarità di tutto il processo, ossia un ricorso presentato contro la sua stessa candidatura.

Il ricorso e l'art. 29: la battaglia legale che incombe

A complicare l'avvio della gestione Malagò giunge un'eccezione formale sollevata dall'avvocato Miele, già respinta in sede di tribunali federali e ora approdata al Collegio di garanzia dello sport. Il nodo della controversia risiede nell'articolo 29 dello statuto FIGC, il quale stabilisce che possono essere eletti o nominati esclusivamente i soggetti in regola con il tesseramento alla data di presentazione della candidatura.

Secondo la documentazione prodotta dal ricorrente, Malagò non sarebbe stato iscritto alla Federazione in quel frangente, circostanza che, se confermata, getterebbe un'ombra di illegittimità sull'intera elezione. La complessità della vicenda, che intreccia aspetti regolamentari e interpretazioni giuridiche, tiene dunque in bilico il futuro del nuovo presidente, costringendolo a gestire la partenza del suo progetto in attesa di un verdetto definitivo.

Il metodo Malagò e la scelta del prossimo Ct

Nonostante le incombenze legali, Malagò ha voluto puntualizzare la filosofia che guiderà le sue scelte tecniche, a partire da quella cruciale relativa al prossimo allenatore della Nazionale. "Paolo Maldini per me era il piano A", ha rivelato il presidente, confermando l'importanza che il leggendario ex capitano rivestirà nel nuovo organigramma azzurro.

La vera rivoluzione, tuttavia, sembra essere di natura procedurale più che nominale: per la prima volta, un presidente federale si chiama fuori dal ruolo di presidente del Club Italia, rinunciando alla prerogativa di calare la decisione dall'alto. L'ultima parola, in questo nuovo schema, sarà condivisa, sebbene Malagò non abbia fornito dettagli sui nomi dei candidati per la panchina o sui tempi stringenti di una nomina che resta comunque la priorità del momento.

Il rilancio del movimento tra crisi e modelli virtuosi

Il presidente ha allargato lo sguardo oltre l'immediato, inquadrando la sua missione nella più ampia cornice di una crisi di appeal che attanaglia il calcio italiano. La sfida, come l'ha definita lui stesso, è ricreare lo spirito di emulazione che ha reso grande il movimento, citando esplicitamente i modelli rappresentati da Sinner nel tennis e dalla nazionale di volley.

Secondo Malagò, la possibilità di far leva su figure carismatiche come quella di Maldini è funzionale a innescare un meccanismo di rinnovamento culturale, in cui l'innovazione passa attraverso il riconoscimento del proprio passato e la capacità di proiettarlo nel futuro. L'operazione, tuttavia, è ancora in fase di definizione e dovrà fare i conti con l'incognita rappresentata dal ricorso e dalla definizione degli assetti tecnici della Nazionale.

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