La Corte di Giustizia europea stabilisce la monetizzazione delle ferie non godute
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Redazione Interno
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La Corte di Giustizia europea ha recentemente stabilito che le ferie non godute dai dipendenti della pubblica amministrazione devono essere retribuite. Questa decisione, che va contro le esigenze di finanza pubblica, ha bocciato il divieto assoluto di monetizzazione per i lavoratori e le lavoratrici statali.
Il diritto alla monetizzazione delle ferie non godute
Secondo la sentenza, il lavoratore che non ha avuto modo di fruire di tutti i giorni di ferie annuali retribuite prima di dare le dimissioni ha diritto a un’indennità finanziaria. Questo principio si applica anche nel caso in cui il lavoratore vada in pensione senza aver potuto beneficiare di tutti i giorni di ferie a lui spettanti.
Il caso del Comune di Copertino
Un esempio emblematico di questa situazione è quello di un funzionario del Comune di Copertino, in provincia di Lecce. L'ingegnere Antonio Verdesca è riuscito a farsi riconoscere la retribuzione di 79 giorni di ferie di cui non aveva potuto beneficiare prima di andare in pensione nel 2016 come dipendente comunale.
Implicazioni della sentenza
La sentenza della Corte di giustizia europea rappresenta un importante precedente per i lavoratori della pubblica amministrazione. Nonostante l'articolo 5 del d.l.95/2012 stabilisca che le ferie, i riposi ed i permessi spettanti al personale delle amministrazioni pubbliche non danno luogo in nessun caso alla corresponsione di trattamenti economici sostitutivi, la Corte ha ritenuto che tale disposizione non sia conforme ai principi del diritto europeo. Pertanto, i lavoratori che non hanno avuto modo di fruire delle ferie a loro spettanti possono ora richiedere la corresponsione di un'indennità finanziaria.




