Ceccon e Pilato, due bronzi che profumano di riscatto agli Europei di nuoto di Parigi

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Non servono proclami, né parole roboanti, per capire che a Parigi, in questo scorcio di stagione agonistica che si sta consumando nella vasca della Défense Arena, qualcosa si stia muovendo nell'acqua azzurra. Due medaglie di bronzo, arrivate a distanza di pochi minuti l'una dall'altra, hanno ridato slancio a due storie che, per ragioni diverse, sembravano essersi arenate tra le pieghe di un'annata complicata.

Thomas Ceccon, il vicentino di Thiene, e Benedetta Pilato, la talentuosa pugliese, hanno rimesso la testa fuori dall'acqua e lo hanno fatto con la forza di chi ha deciso di riscrivere il proprio presente, cancellando le ombre di un recente passato.

La rinascita del campione olimpico nei 200 dorso

Partiamo da Ceccon, perché il suo bronzo nei 200 metri dorso ha un peso specifico che va ben oltre il metallo appeso al collo. Il classe 2001, che già conosce il sapore dell'oro olimpico nei 100 metri, ha affrontato una finale partendo dalla corsia otto, quella del qualificato per ultimo, e ha trasformato quella che poteva essere una posizione defilata in un trampolino di lancio.

La sua gara è stata un capolavoro di aggressività e gestione della fatica: è partito con un ritmo forsennato, ha tenuto botta nei tratti centrali e negli ultimi 50 metri, quando le braccia cominciavano a pesare come macigni, ha stretto i denti per non cedere. Il cronometro si è fermato a 1'53"97, un tempo che polverizza il suo precedente record italiano e che abbatte il muro psicologico dell'1'54".

Peccato che al mondo, o almeno in Europa, ci sia ancora qualcuno più veloce di lui, o quantomeno più costante nel mantenere un ritmo da favola: l'ungherese Hubert Kos, che ha dominato la scena con il tempo di 1'53"08, e il greco Apostolos Siskos, secondo in 1'53"81, due mostri sacri che per ora gli hanno negato il gradino più alto del podio.

Una medaglia che cancella i fantasmi del passato

Questo bronzo, per Ceccon, ha il sapore amaro ma dolcissimo del riscatto: dopo il deludente out in semifinale ai Giochi di Parigi dello scorso anno, dove l'oro nei 100 faticava a lenire la ferita dei 200, e dopo i Mondiali del 2025 che non gli avevano regalato le gioie sperate in questa specialità, il nuotatore veneto ha ritrovato la via del podio continentale.

Si tratta del decimo podio a livello europeo in vasca lunga per lui, un bottino che impreziosisce un palmarès già ricco e che dimostra come l'azzurro sia riuscito a trasformare le delusioni in carburante per una nuova fase della sua carriera.

La sua nuova tattica di gara, più spregiudicata e meno conservativa, sembra aver pagato, e le sue parole al termine della gara non fanno che confermare questa sensazione: ha parlato di fatica negli ultimi cinquanta metri, ma anche di un margine di miglioramento che fa ben sperare per il futuro, con lo sguardo già proiettato verso l'operazione Giochi del 2028.

Il sorriso ritrovato di Benedetta Pilato

E mentre Ceccon asciugava le gocce dal volto, un'altra medaglia di bronzo, di peso simile, veniva cucita sul petto di Benedetta Pilato, che nei 100 metri rana ha ritrovato quella luce che sembrava essersi spenta dopo un periodo difficile costellato di alti e bassi. La pugliese, che a soli diciotto anni aveva già infranto record e collezionato primati, ha dovuto fare i conti con la pressione e le aspettative, e in questa finale europea ha messo in acqua tutta la sua determinazione per dimostrare che il suo talento non si era affatto sciupato.

La sua gara è stata una corsa ostinata e controcorrente, un pugno nello stomaco alle avversarie e un abbraccio ideale a chi, come lei, ha dovuto imparare a convivere con le ombre del proprio sport. Il suo bronzo, arrivato quasi in contemporanea con quello di Ceccon, ha regalato al nuoto italiano una serata da incorniciare, fatta di tempi veloci e cuori pulsanti, dimostrando che la scuola azzurra, nonostante le difficoltà, è ancora viva e capace di produrre campioni in grado di lottare ai vertici del continente.

L'analisi di una serata da ricordare per l'Italia

Se si analizza la serata parigina, emerge chiaramente come il nuoto italiano stia attraversando una fase di profonda evoluzione, in cui il ricambio generazionale si intreccia con la capacità di sapersi reinventare. Ceccon, che con la sua aggressività dalla corsia otto ha spiazzato molti pronostici, e Pilato, che ha ritrovato la sua dimensione dopo un anno di alti e bassi, rappresentano due facce della stessa medaglia: quella di un movimento che non si arrende e che cerca riscatto, gara dopo gara.

L'aggressività di Ceccon è stata la chiave di volta della sua performance, una scelta tattica che gli ha permesso di scardinare i propri limiti e di regalarsi un record che profuma già di rivincita. Non è ancora il migliore in assoluto, perché Kos sembra viaggiare su un pianeta diverso per costanza e velocità, ma la sua è una traiettoria chiara, che punta dritta verso il futuro.

Così come Pilato, che ha messo da parte le incertezze per tornare a fare ciò che sa fare meglio: nuotare e stupire, regalando all'Italia un altro motivo per credere in una stagione che, dopo questa doppia doccia di bronzo, si tinge improvvisamente di colori più vivaci e promettenti.

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