La strana notte di Meloni, il messaggio al deputato siciliano e quel “vergognoso” che fa rumore
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Redazione Interno
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Nell’agenda fittissima di una presidente del Consiglio alle prese con equilibri internazionali complessi e con le ordinarie tensioni della maggioranza, la notte tra sabato e domenica avrebbe dovuto rappresentare una parentesi di riposo. E invece, proprio mentre l’orologio segnava lo scorrere delle ore piccole, un evento in apparenza marginale ha catalizzato l’attenzione, trasformandosi in un caso politico destinato a far discutere ben oltre i confini dell’isola. A rompere il silenzio notturno non è stato un documento urgente o una telefonata con un capo di Stato – visto che Donald Trump è di nuovo il presidente degli Stati Uniti – bensì il nome di un deputato regionale siciliano e un video pubblicato sui social network.
La genesi di una polemica notturna
Ismaele La Vardera, esponente di “Controcorrente” all’Ars, aveva infatti pubblicato un video in cui criticava aspramente l’impugnativa del governo nazionale relativa a una legge regionale. Quella legge, va detto, stanziava oltre quaranta milioni di euro di ristori per i territori dell’isola devastati dal ciclone Harry dello scorso gennaio; un provvedimento che il Consiglio dei ministri aveva ritenuto in contrasto con alcuni dettami costituzionali, sollevando però più di un dubbio tra gli esponenti dell’opposizione, i quali vi hanno letto piuttosto una reazione politicamente orientata al voto referendario. Ebbene, è proprio a seguito di quella critica pubblica – che La Vardera definisce “assolutamente legittima” – che nella tarda serata la premier ha deciso di replicare direttamente al cellulare del politico siciliano. Un gesto, quest’ultimo, che ha dell’inusuale: una presidente del Consiglio che affronta direttamente un consigliere regionale, scavalcando i canali ufficiali e i consueti portavoce, per contestare il metodo utilizzato da quest’ultimo.
Il contenuto del faccia a faccia virtuale
“Stanotte attorno le 0,20 la donna più potente d’Italia mi scrive su Whatsapp, mi allega il video pubblicato ieri e commenta: ‘Che modo vergognoso di fare politica, il cambiamento...’”, ha rivelato lo stesso La Vardera, postando lo screenshot della conversazione sui propri profili social. Il messaggio della premier, a quanto si apprende, non si è limitato a un semplice aggettivo. “La ritorsione??? Io veramente non ho parole”, avrebbe aggiunto Meloni in un secondo messaggio citato dal deputato, “E ora che faccio quindi, mi metto a impugnare le leggi di quasi tutte le regioni italiane?”. Una difesa ad personam, quella della presidente, che però non ha sortito l’effetto sperato; anzi, ha innescato una replica altrettanto corrosiva da parte del diretto interessato. La Vardera ha infatti rivendicato il diritto alla critica, ricordando a sua volta i toni utilizzati dalla premier quando sedeva all’opposizione, e le ha rivolto un invito che sa molto di sfida: “Hai usato la verga a Roma? Bene, non usare la bambagia per la Sicilia”.
L’ombra lunga delle elezioni a Palermo
Per comprendere appieno la virulenza di questo scambio, però, forse non è sufficiente guardare alla semplice cronaca dell’impugnativa. Sullo sfondo, infatti, si agitano i fantasmi (o le speranze) delle prossime amministrative a Palermo, dove La Vardera potrebbe giocare un ruolo da protagonista. Si parla insistentemente, tra i sussurri di una parte del centrodestra e gli occhi un po’ sbarrati degli osservatori, di una possibile candidatura del leader di “Controcorrente” a sindaco del capoluogo siciliano per conto del centrosinistra. Un’eventualità, quest’ultima, che per la premier e per il suo partito rappresenterebbe una spina nel fianco non indifferente: La Vardera, d’altronde, conosce bene le dinamiche di Palazzo delle Aquile, avendo già tentato la corsa alla poltrona di primo cittadino nel 2017 proprio su proposta di Giorgia Meloni e Matteo Salvini. Se oggi la premier lo accusa di fare un “modo vergognoso” di politica, il diretto interessato non ha esitato a ribaltare l’accusa, invitandola a guardare cosa combina la sua maggioranza in Sicilia e chiedendole, quasi con sarcasmo, di “staccare la spina” al governo Schifani.




