Bologna-Verona 1-2, la notte in cui l’Hellas si è ricordato di vincere
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Redazione Sport
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C’è un attimo, in una stagione che sembra già scritta, in cui il copione si strappa. Per il Verona è successo ieri al Dall’Ara, contro un Bologna forse distratto dai sogni europei, forse semplicemente sorpreso dalla disperazione altrui. Il 2-1 finale, maturato tutto nella ripresa, non è solo il risultato di una partita di calcio: è la fotografia di una squadra che, dopo tre mesi di digiuno e tre sconfitte di fila, ha deciso di smetterla di fare la comparsa. La rete di Rowe al quarto minuto del secondo tempo sembrava l’epilogo scontato, l’ennesima domenica da dimenticare per gli scaligeri, invece qualcosa si è inceppato nei piani di Vincenzo Italiano. E quel qualcosa ha il nome di Frese, capace di pareggiare quasi immediatamente con una conclusione dal limite che non lascia scampo, e di Bowie, che pochi minuti dopo ha completato la rimonta trasformando un invito di Orban in una zampata vincente.
La classifica, va detto, resta complicata: il Verona non è più ultimo, il che è già un dettaglio non trascurabile per chi era sprofondato, ma il distacco dalla zona salvezza è sempre di sette lunghezze. Eppure, chiunque abbia seguito la squadra di Sammarco in queste ultime settimane sa bene che non è solo una questione di punti. È una questione di reazione, di quella scossa che ti fa dire che forse, in fondo, una flebile speranza è ancora lecita coltivarla. Dall’altra parte, il Bologna resta fermo a 39 punti all’ottavo posto e deve fare i conti con una serata storta: l’errore di Vitik in marcatura, che ha spianato la strada al raddoppio ospite, e la rete annullata dal Var a Sarr nel finale, che avrebbe potuto rendere meno amaro il passivo, sono dettagli che pesano.
La cronaca di una rimonta che sa di ossigeno puro
Sarebbe fin troppo facile liquidare il match con un semplice susseguirsi di gol, ma la partita è stata molto di più. Il primo tempo, equilibrato e bloccato, lasciava presagire una ripresa di fuoco e così è stato. Al 49’ il Bologna passa con Rowe, bravo a insaccare su cross basso di Zortea, e la sensazione è che per il Verona possa essere l’ennesima serata da dimenticare. Invece, con una reazione che puzzava di orgoglio ferito, gli uomini di Sammarco hanno ribaltato tutto in otto minuti di follia positiva: prima Frese, poi Bowie, hanno gelato il Dall’Ara. I tentativi disperati dei felsinei nel finale, compreso il gol fantasma di Sarr, non sono bastati a evitare una sconfitta che, per come era iniziata la ripresa, sembrava quasi impossibile.
L’analisi tattica e quel messaggio a RadioVerona
Tra i tifosi, come sempre, c’è chi cerca spiegazioni e chi invece si lascia andare all’ironia. Il messaggio arrivato a RadioVerona di un certo Mirko è emblematico: “Sammarco prima era peggio di Zanetti, adesso è meglio di Ancelotti”. Una battuta, certo, ma che fotografa l’umore di una piazza che non vuole più sentir parlare di sconfitte. Qualcuno aveva ipotizzato che il Bologna avesse perso per colpa del ritorno al 4-2-3-1 con Odgaard titolare, ma le posizioni medie raccontano un’altra storia: il numero 21 giocava praticamente da centrocampista di sinistra, e anche nella seconda frazione è arretrato ulteriormente al fianco di Moro. Insomma, la sconfitta rossoblù non si spiega con schemi predefiniti, ma con la voglia matta del Verona di non mollare. Un successo che mancava da tre mesi e che riaccende una fiammella, per quanto piccola, in un campionato che sembrava già segnato.




