San Giovanni Rotondo in marcia per l'ospedale di Padre Pio, i lavoratori sfidano la svolta privatistica

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un fiume di luce, composto da migliaia di fiaccole, ha attraversato in silenzio le vie di San Giovanni Rotondo, convergendo verso quel complesso ospedaliero che, settant'anni fa, fu voluto da Padre Pio da Pietrelcina. La meta, Casa Sollievo della Sofferenza, è oggi al centro di una profonda controversia che ne scuote le fondamenta, poiché la sua dirigenza ha annunciato l’intenzione di abbandonare i contratti collettivi nazionali del comparto sanitario pubblico. La scelta, che prevede l’adozione di accordi di natura privatistica simili a quelli delle case di cura a partire dal marzo 2026, ha spinto il personale, dai medici agli infermieri, a scendere in piazza in una manifestazione di protesta che assume i toni di una difesa dell’identità stessa dell’istituto.

Il nodo contrattuale e la linea dura del sindacato

Al cuore della protesta, che ha visto sfilare un lunghissimo serpentone di oltre tremila persone, vi è il rifiuto categorico del passaggio dal contratto Aris-Anmirs, applicato negli ospedali religiosi, a quello Aris-Cimop, utilizzato invece nelle cliniche private. Una transizione che, secondo l’Associazione Nazionale Medici Istituti Religiosi Spedalieri, non è affatto negoziabile. A ribadire con forza questa posizione è stato il segretario nazionale del sindacato, il quale, giunto appositamente in Puglia per la fiaccolata, ha escluso qualsiasi margine di trattativa sulla questione, definendo semplicemente “inaccettabile” la prospettiva avanzata dalla proprietà vaticana dell’ospedale.

Una mobilitazione che va oltre la categoria

La partecipazione alla fiaccolata ha travalicato i confini del mondo sanitario, coinvolgendo in modo significativo l’intero territorio. In testa al corteo, infatti, hanno marciato i sindaci dell’area garganica, a dimostrazione di come la vicenda contrattuale sia percepita come una minaccia al sistema sanitario pubblico locale nel suo complesso. Commercianti, ex dipendenti e semplici cittadini hanno quindi affiancato il personale in servizio, unendosi in un gesto di solidarietà che ha trasformato la protesta sindacale in una questione civica, sottolineando il ruolo insostituibile che l’ospedale riveste per la popolazione.

La posta in gioco per il servizio sanitario pubblico

La mobilitazione, raccolta e determinata, si è conclusa sul sagrato della chiesa dedicata al frate delle stimmate, quasi a volerne simbolicamente raccogliere l’eredità. Il messaggio lanciato dalla piazza è chiaro: Casa Sollievo della Sofferenza è considerata un patrimonio del Servizio Sanitario Nazionale, la cui difesa coincide con la tutela del diritto alla salute per un’intera regione. La scelta di modificare l’assetto contrattuale, come temono i manifestanti, rischia di alterare non solo le condizioni di lavoro del personale, ma la stessa natura pubblica dell’assistenza offerta, aprendo a uno scenario di progressiva privatizzazione che molti, a San Giovanni Rotondo, non intendono accettare.

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