Hakan Calhanoglu, il turco che guida l'Inter verso lo scudetto

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La sua estate, per usare un eufemismo, era stata turbolenta, segnata da frizioni con il compagno Lautaro Martinez durante il Mondiale per Club e da un corteggiamento serrato, costellato di ammiccamenti reciproci, da parte del Galatasaray, il quale, avvantaggiato dal mercato turco rimasto aperto a settembre, ha poi preferito orientarsi sul tedesco Gundogan. Eppure, nonostante i venti di tempesta, Hakan Calhanoglu è rimasto in nerazzurro, ritrovando sé stesso in un autunno che lo ha visto trasformarsi da potenziale separato in casa a capocannoniere della Serie A, un percorso di redenzione che si è materializzato con una doppietta contro la Fiorentina in un San Siro esultante. Il suo ritorno ai massimi livelli, del resto, coincide con una crescita esponenziale dell’intera squadra, la quale, sostenuta dalla sua regia e dalla sua vena realizzativa, sembra aver imboccato la strada maestra.

I numeri di un cecchino

Con cinque reti già in archivio, il turco ha eguagliato in poche giornate l’intero bottino della passata stagione, dimostrando di essere un cecchino non soltanto dal dischetto, sebbene proprio dai undici metri provengano alcuni dei suoi gol più autorevoli. "Calhanoglu calcia troppo forte i rigori, li tira benissimo", ha osservato l’ex portiere Stefano Sorrentino, sottolineando come, nonostante la tecnica sia ormai nota agli estremi difensori, la sua precisione risulti comunque sovente insormontabile e faccia di lui uno specialista di raro affidamento. Quel che emerge, al di là della freddezza nel battere le punizioni, è una rinnovata felicità nel gioco e un’efficacia che travalica i soli momenti stabiliti, rendendolo un perno offensivo di cui è difficile quantificare il reale valore.

La visione degli esperti

Gli addetti ai lavori, dal canto loro, non hanno esitato a tessere le sue lodi, riconoscendogli un’unicità nel panorama continentale. Massimo Callegari, intervenuto su Sport Mediaset, ha definito il calciatore come un elemento "unico in Europa", capace di fornire all’Inter quel passo di qualità in più necessario per sbloccare gli incontri più ostici e meno puliti. Anche Sorrentino, ai microfoni della Rai, aveva colto la simbiosi tra le sue prestazioni e i successi della squadra, evidenziando come, "da quando è tornato ai suoi livelli, l’Inter sta crescendo, andando sempre più forte", in un progressivo innalzamento del rendimento collettivo che appare inarrestabile.

Il punto di non ritorno

La scelta della società di resistere a ogni tentazione di mercato, come ha ricordato ancora Sorrentino, è stata dettata dalla consapevolezza che sostituire un talento del genere sarebbe stata un’impresa pressoché impossibile, un vuoto tecnico difficilmente colmabile. I dubbi che avevano aleggiato nei mesi caldi, alimentati dalle voci di possibili cessioni, sono stati così spazzati via dalla sua professionalità e dalle sue performance sul campo, le quali stanno riscrivendo una narrazione che sembrava ormai segnata. La sua presenza in campo è diventata, di fatto, il volto più autentico di un’Inter che vince e convince, proiettando un’immagine di forza e di compattezza.

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