Ucraina attacca fabbrica di esplosivi russa, Putin risponde con raid su Kharkiv
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Redazione Esteri
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L'Ucraina ha colpito, nella notte di ieri, la più grande fabbrica di esplosivi russa, l'impianto di Sverdlov a Dzerzhynsk, situato nella regione di Nizhny Novgorod, a circa 900 chilometri dal confine ucraino. Questo attacco, condotto con droni, ha mirato a interrompere gli approvvigionamenti militari russi, cruciali per le operazioni belliche in corso. La risposta russa non si è fatta attendere: nella serata di ieri, un raid su Kharkiv ha causato nove feriti e lasciato molti residenti senza elettricità, aggravando ulteriormente la situazione umanitaria nella città.
Le autorità ucraine temono che questo possa essere l'inizio di una nuova campagna russa di attacchi contro le infrastrutture energetiche civili del Paese, una strategia già vista in passato e che ha avuto conseguenze devastanti per la popolazione. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha lanciato un appello all'Occidente, chiedendo maggiori aiuti in termini di capacità di difesa aerea e capacità a lungo raggio, sottolineando come i terroristi russi abbiano utilizzato, solo questa settimana, più di 20 missili, circa 800 bombe aeree guidate e oltre 500 droni d'attacco contro l'Ucraina.
Nel contesto di questi scontri, emerge anche il ruolo della Corea del Nord, che, secondo rapporti di intelligence, avrebbe fornito alla Russia più di 13.000 container di proiettili di artiglieria, missili, razzi anticarro e altre armi letali a partire da agosto. Inoltre, il presidente Zelensky ha segnalato che il Nord starebbe addestrando 10.000 soldati per supportare la Russia nella sua lotta contro Kiev, evidenziando come Mosca faccia affidamento su Pyongyang per compensare le pesanti perdite subite sul campo di battaglia.
La situazione sul fronte ucraino rimane estremamente tesa, con bombardamenti e scontri a fuoco che non cessano. Mosca e Kiev si contendono ogni singolo centimetro del Donbass, una regione strategica e simbolica per entrambe le parti.




