Perché l’Italia non riconosce lo Stato di Palestina e quali Paesi si preparano a farlo
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
Mentre Francia, Canada e altri Stati europei si avviano a riconoscere ufficialmente lo Stato di Palestina, l’Italia rimane ferma nella sua posizione, allineandosi a una linea più cauta, che trova espressione nelle parole del vicepremier Matteo Salvini. «Riconoscere la Palestina è un errore, finché è controllata dai terroristi di Hamas», ha dichiarato a Pesaro, durante un comizio elettorale, definendo «clamoroso» il gesto di quei governi che, invece, hanno scelto di compiere questo passo.
La questione, tuttavia, non è nuova a livello globale. Se in Europa e nel mondo occidentale il dibattito si è riacceso solo di recente, gran parte dell’America Latina, dell’Africa e dell’Asia ha già riconosciuto da tempo l’esistenza di uno Stato palestinese. Ciò che cambia ora è l’adesione di Paesi chiave, come Francia e Regno Unito, mentre la Germania si è detta pronta a farlo «alla fine di negoziati per una soluzione a due Stati», come ha precisato il ministro degli Esteri Johann Wadephul, in missione in Medio Oriente.
Il documento approvato a New York da un gruppo di ministri europei e mediorientali, promosso da Francia e Arabia Saudita, segna una svolta significativa. Non si tratta solo di una dichiarazione di principio, ma di un tentativo concreto di spingere verso un negoziato che porti alla creazione di due Stati. La mossa, però, rischia di rimanere simbolica se non verrà sostenuta da azioni diplomatiche più incisive.




