La Fenice apre la stagione sinfonica con Bolton e Brahms, tra musica e proteste

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Ivor Bolton, il cui prestigio internazionale lo colloca tra le bacchette più ricercate del panorama contemporaneo, ha dato il via alla Stagione Sinfonica 2025-2026 della Fondazione Teatro La Fenice, un avvenimento che, nonostante l'atmosfera di grande attesa, non è stato esente da momenti di tensione. Nei due appuntamenti calendarizzati al Gran Teatro, quello di venerdì 28 novembre alle venti e il successivo di sabato 29 alle diciassette, il direttore britannico ha condotto l'Orchestra e il Coro del Teatro La Fenice attraverso un percorso monografico dedicato a Johannes Brahms, una scelta che ha permesso di esplorare le diverse sfaccettature del compositore tedesco. Il programma, articolato in tre distinti momenti, ha preso il via con le Variazioni su un tema di Joseph Haydn, un'opera che, con la sua struttura complessa e il suo respiro cameristico, ha offerto al pubblico un assaggio della maestria compositiva di Brahms.

L'incidente di palcoscenico

La serata inaugurale di venerdì, tuttavia, è stata segnata da un episodio che ha introdotto una nota di discordia nel tradizionale rituale del concerto. Poco prima dell'inizio dell'esecuzione del 'Canto del destino', un'onda di luci, provenienti dalle torce dei telefonini accesi da una parte del pubblico in platea e nei palchi, ha creato un contrappunto visivo inatteso, al quale ha fatto seguito, al termine della performance musicale, una pioggia di volantini lanciati dall'alto della galleria. Questi gesti di protesta, che si sono ripetuti con modalità analoghe in occasione di altre prime rappresentazioni, hanno interrotto la consueta sequenza degli eventi, inserendo un elemento di attualità e di dissenso all'interno di un contesto solitamente consacrato alla sola fruizione artistica.

Il programma brahmsiano

Al di là di queste contestazioni, il fulcro della serata è rimasto il dialogo musicale instaurato da Bolton con la partitura di Brahms, un dialogo che, dopo le Variazioni, è proseguito con l'esecuzione del 'Canto del destino' per coro e orchestra, un brano di potente drammaticità che ha messo in luce le doti del coro del Teatro, il quale ha affrontato con precisione le intricate tessiture polifoniche volute dal compositore. La struttura del concerto, concepita come un trittico, ha permesso di apprezzare la versatilità dell'orchestra, capace di passare dal tono intimo e riflessivo delle variazioni alla cupa grandiosità del coro finale, dimostrando una notevole adesione stilistica alle indicazioni del direttore, il quale ha saputo guidare l'organico con un gesto chiaro e una profonda comprensione della architettura sinfonica brahmsiana.

La continuità del cartellone

La replica di sabato pomeriggio, sebbene caratterizzata da un'orario diverso e forse da un clima più disteso, ha riproposto integralmente il medesimo programma, confermando l'omaggio al genio di Brahms come pilastro portante di questo avvio di stagione. L'operazione artistica, nel suo complesso, si configura come una scelta precisa della direzione, la quale ha voluto affidare a un interprete di riconosciuta autorevolezza l'apertura di un cartellone sinfonico che si annuncia ricco e articolato, puntando sulla coerenza di un progetto monografico per offrire al pubblico una visione approfondita, seppur circoscritta, di uno dei massimi protagonisti della musica romantica. L'evento, nel suo duplice aspetto di celebrazione musicale e di spazio per manifestazioni di dissenso, riflette la complessità della vita di un'istituzione culturale nel panorama contemporaneo.

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