Wall Street a metà seduta: Dow in rialzo, ma il sell-off tecnologico pesa su Nasdaq e S

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La seduta di Wall Street si presenta frammentata, con il Dow Jones che viaggia in territorio positivo mentre il comparto tecnologico, trainato da Micron Technology e Alphabet, continua a subire pesanti vendite che trascinano verso il basso il Nasdaq Composite e l'S&P 500.

Il peso del settore tecnologico e le performance dei titoli

A metà seduta, il Dow Jones Industrial Average segna un progresso dello 0,21% nonostante un contesto di mercato complesso, mentre l'S&P 500 arretra dello 0,98% e il Nasdaq Composite cede l'1,47%, confermando la debolezza del comparto tecnologico già emersa nelle sessioni precedenti.

Il sell-off che sta colpendo i titoli ad alta capitalizzazione tecnologica appare senza sosta, e tra i principali indiziati di questa nuova ondata ribassista spicca senza dubbio Micron Technology, che al momento lascia sul terreno una consistente fetta del suo valore, con un crollo del 10,5% che la rende uno dei peggiori performer della giornata. Ma non è la sola a soffrire: Alphabet, il colosso di Mountain View, prosegue nella discesa già avviata nella seduta precedente e arretra dello 0,7%, segno che la correzione del settore potrebbe non essere ancora terminata.

Secondo quanto riportato da alcune fonti di mercato, le vendite sarebbero attribuibili a una combinazione di fattori che includono le crescenti preoccupazioni per il conflitto in Iran, che hanno già pesato sui mercati nelle scorse settimane, e il riposizionamento degli investitori in vista del debutto di SpaceX, il quale avrebbe creato una pressione al ribasso sui titoli tecnologici più consolidati per fare spazio alla nuova entrata.

Il petrolio e lo Stretto di Hormuz al centro dell'attenzione

Mentre gli indici mostrano andamenti contrastanti, un altro elemento catalizza l'attenzione degli operatori, ovvero l'andamento del petrolio e le prospettive di riapertura dello Stretto di Hormuz, un tema che da settimane tiene banco sui mercati finanziari e che sembra aver trovato una svolta nella giornata di mercoledì scorso, quando il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha firmato un memorandum d'intesa con l'Iran.

L'accordo, siglato a Versailles e della durata di quattordici paragrafi secondo quanto ricostruito dalla stampa, traccia una road map verso la pace che prevede la cessazione permanente delle ostilità su tutti i fronti, incluso il Libano, e la rimozione del blocco navale da parte di Washington entro trenta giorni, mentre Teheran garantisce il transito sicuro delle navi commerciali per un periodo di due mesi, prorogabile. Nonostante le rassicurazioni arrivate nei giorni scorsi, con il vicepresidente statunitense J.D.

Vance che ha definito i colloqui con l'Iran "storici" e ha parlato di "grandi progressi", le quotazioni del petrolio si mantengono poco mosse, segno che gli investitori attendono sviluppi più concreti prima di scommettere su un effettivo allentamento delle tensioni che possa tradursi in un flusso regolare di greggio attraverso il canale strategico.

Il contesto geopolitico dopo il memorandum Usa-Iran

La firma del memorandum tra Stati Uniti e Iran rappresenta senza dubbio un evento di portata storica per gli equilibri del Medio Oriente e, di riflesso, per i mercati energetici globali. L'intesa, che è stata confermata sia da Washington che da Teheran, prevede la riapertura dello Stretto di Hormuz da parte dell'Iran e la revoca del blocco navale statunitense, con le parti che ora dispongono di sessanta giorni per negoziare un accordo definitivo sul programma nucleare iraniano e il possibile alleggerimento delle sanzioni.

In questo quadro, la situazione al momento appare in fase di stallo, con il prezzo del greggio che flette leggermente proprio grazie agli sviluppi diplomatici che lasciano intravedere la possibilità di un ritorno alla normalità. Ieri il portavoce del ministero iraniano degli Esteri, Esmaeil Baghaei, ha affermato che Teheran ha avuto un "breve colloquio" con gli USA sul nucleare durante i negoziati svoltisi in Svizzera, aggiungendo un ulteriore tassello al complesso mosaico diplomatico che sta influenzando le aspettative del mercato petrolifero.

Uno sguardo al quadro macroeconomico

Oltre ai temi geopolitici e alla correzione del settore tecnologico, gli operatori di Wall Street tengono d'occhio anche il quadro macroeconomico, che in questa giornata si presenta privo di dati di particolare rilievo. L'assenza di indicatori capaci di orientare le decisioni della Federal Reserve lascia spazio alle speculazioni su come l'eventuale calo del prezzo del petrolio, conseguenza di una riapertura stabile dello Stretto di Hormuz, potrebbe influenzare le aspettative sull'inflazione e, di conseguenza, le future mosse di politica monetaria della banca centrale americana.

Se da un lato il calo dell'energia rappresenterebbe un sollievo per i consumatori e per le imprese, contribuendo a frenare la corsa dei prezzi, dall'altro la Fed potrebbe essere chiamata a rivalutare i propri piani se l'inflazione mostrasse segni di rallentamento più marcati del previsto, potendo così "aspettare" prima di procedere con ulteriori rialzi dei tassi o addirittura preparare il terreno per un cambio di rotta nel medio termine.

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