Esercitazione Exe Po 2026, nel parmense simulato il salvataggio degli animali in caso di piena
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Redazione Interno
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Si è conclusa da poche ore la prima tranche dell'esercitazione nazionale "Exe Po 2026", che ha visto impegnate centinaia di operatori della Protezione civile lungo tutto il bacino del fiume Po. Tra le scenografie più complesse e, per certi versi, inedite, quella allestita nel cremonese e nel parmense, dove per la prima volta è stato messo in campo un piano di evacuazione dedicato agli animali da reddito, spesso le vittime silenziose delle catastrofi idrogeologiche.
L'attenzione si è concentrata in particolare su un allevamento di Roccabianca, nel Parmense, trasformato per l'occasione in un centro operativo per il soccorso veterinario. Qui, sotto lo sguardo attento dei tecnici e dei volontari, si è simulata l'esondazione del Po con l'obiettivo di testare le procedure di recupero e messa in sicurezza del bestiame.
Il personale specializzato ha provveduto all'evacuazione di una stalla e al recupero di un bovino caduto in un fosso, un'operazione che richiede tempestività e competenze specifiche per evitare il panico tra gli animali e garantire l'incolumità dei soccorritori.
Le strutture collaudate tra stalle e recinzioni elettriche
L'esercitazione non si è limitata alla prova pratica, ma ha rappresentato un banco di prova per l'intera filiera logistica del soccorso in zona rossa. Giuseppe Diegoli, Responsabile del Settore Prevenzione Collettiva e Sanità Pubblica della Regione Emilia-Romagna, ha sottolineato l'importanza di aver collaudato anche le infrastrutture temporanee, come le tende veterinarie e la stalla da campo.
"Per la prima volta", ha spiegato Diegoli, "abbiamo utilizzato animali da reddito che hanno riempito la stalla e abbiamo testato la recinzione elettrica: strutture che in caso di emergenza sono a disposizione per il soccorso e che devono funzionare in ogni condizione".
La presenza fisica degli animali ha aggiunto un livello di difficoltà fondamentale rispetto alle semplici simulazioni su carta, permettendo di verificare la tenuta delle attrezzature e la risposta emotiva degli operatori. La recinzione elettrica, in particolare, è risultata uno strumento cruciale per gestire gli spostamenti degli animali in zone allagate, dove il pericolo di dispersione è altissimo.
L'intera operazione rientra in un quadro più ampio di collaborazione tra le regioni del Nord Italia, poiché la gestione del bestiame in emergenza richiede un coordinamento stretto tra i servizi veterinari pubblici, le associazioni di categoria e i volontari della Protezione civile.
La macchina dei soccorsi si mobilita da Cremona a Ferrara
Se a Roccabianca il cuore pulsante della simulazione era la stalla, a Cremona il cervello operativo dell'esercitazione era allestito nella sede della Provincia, in via della Conca, lungo il canale navigabile. La città lombarda, forte del suo legame storico e geografico con il fiume Po, è stata uno dei centri nevralgici di "Exe Po 2026", l'esercitazione nazionale voluta dal Dipartimento della Protezione civile in collaborazione con le Regioni Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e con l'Agenzia Interregionale per il fiume Po (Aipo).
L'obiettivo dichiarato è quello di verificare la capacità di risposta del sistema nazionale di fronte a una piena eccezionale, prendendo come spunto l'alluvione catastrofica del 2000 che mise in ginocchio vaste aree della pianura padana.
In provincia di Cremona le attività sono state precedute dai test dei Vigili del fuoco nel canale navigabile a Tencara di Pizzighettone, ma il fulcro dell'operazione si è spostato sui comuni di Ca' de' Soresini, San Daniele Po, Stagno Lombardo e Pieve d'Olmi, dove si concentra una parte significativa del patrimonio zootecnico locale.
Più a valle, nel Ferrarese, la macchina dei soccorsi ha invece simulato scenari altrettanto complessi, dal monitoraggio degli argini alle telecomunicazioni d'emergenza, fino all'evacuazione di un ospedale con il supporto del treno sanitario nazionale, dimostrando come un evento di piena coinvolga trasversalmente tutti i settori della gestione dell'emergenza.
Coordinamento e collaborazione al centro delle prove
In caso di pericolo, le parole d'ordine per gli operatori della Protezione civile sono due: coordinamento e collaborazione. Lo sanno bene i volontari che in questi giorni stanno affrontando le sfide poste dalle esercitazioni, dove ogni dettaglio, dalla comunicazione radio alla gestione dei mezzi anfibi, viene passato al setaccio. La scelta di inserire il salvataggio degli animali in un contesto così ampio non è stata casuale.
La pianura padana ospita uno dei patrimoni zootecnici più densi d'Europa, e la perdita di capi di bestiame durante un'alluvione non rappresenta solo una tragedia dal punto di vista etico, ma un danno economico devastante per un settore già provato dalle crisi climatiche.
Le esercitazioni proseguiranno fino al 27 giugno, coinvolgendo progressivamente tutte le regioni del bacino del Po. Ogni giorno di prova serve a limare i tempi di intervento e a migliorare le sinergie tra i diversi enti, dai Carabinieri Forestali alle unità cinofile, fino ai servizi sanitari. La Protezione civile ha infatti predisposto un piano di evacuazione che prevede non solo il trasferimento delle persone, ma anche la creazione di aree di raccolta protette per il bestiame, alimentate e presidiate da veterinari.
La sperimentazione di Roccabianca, con il suo carico di realismo, fornirà dati preziosi per aggiornare i protocolli operativi e garantire che, quando il Po tornerà a minacciare le sue sponde, nessuno venga lasciato indietro, a due o a quattro zampe.




