Lotito e Sarri, la frattura è ormai insanabile: il dopo partita con l’Atalanta certifica la rottura

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Le acque a Formello non accennano a calmarsi, anzi. Il rapporto tra Claudio Lotito e Maurizio Sarri, logorato da mesi di incomprensioni e schermaglie a distanza, ha toccato il punto di non ritorno al termine della semifinale d’andata di Coppa Italia contro l’Atalanta. Non tanto per il risultato, quel 2-2 che lascia tutto in bilico in vista del ritorno a Bergamo, quanto per le dichiarazioni che ne sono seguite. Il tecnico toscano, uomo dalla lingua spesso sciolta e dal carattere non proprio accomodante, ha risposto per le rime al presidente, il quale, nel corso di una telefonata con un tifoso poi finita nell’etere, aveva messo in discussione alcune scelte tecniche del mister. Una dinamica, questa, che sa di polveriera pronta a esplodere e che rende l’aria attorno alla squadra irrespirabile.

Al centro della discordia, come spesso accade quando i rapporti si incrinano, ci sono questioni di mercato e di gestione della rosa. Lotito, nella chiacchierata resa pubblica, aveva lamentato l’ostruzionismo di Sarri riguardo ad alcune cessioni, in particolare quelle di Noslin e Belahyane, giocatori poi di fatto rimasti in rosa ma con scarso impiego. Il presidente aveva anche sollevato perplessità sull’utilizzo di Daniel Maldini, acquistato, a suo dire, per agire da esterno sinistro e invece impiegato dal tecnico come centravanti atipico, una trasformazione che Sarri sta portando avanti con una certa ostinazione. La replica del mister, asciutta e pungente, non si è fatta attendere: “L’allenatore sono io e decido io dove far giocare i calciatori”, ha tagliato corto in conferenza stampa, rivendicando con forza le proprie prerogative tecniche e liquidando con una certa sufficienza le osservazioni del patron. Un botta e risposta che, più che chiarire, ha ulteriormente allargato la voragine.

Uno spogliatoio che rema controcorrente

Se la società è spaccata, il gruppo squadra, al contrario, sembra compattarsi attorno alla figura dell’allenatore. In un contesto di crescente incertezza, dove i silenzi della dirigenza pesano quanto le parole di fuoco, i calciatori starebbero mostrando solidarietà al proprio tecnico, consapevoli che le tensioni ai piani alti rischiano di minare la serenità dell’ambiente e di compromettere gli obiettivi stagionali. La situazione, però, è oggettivamente complessa: le frequenti esternazioni pubbliche dei due fronti opposti finiscono inevitabilmente per riverberarsi sul campo, creando un clima di instabilità che non giova alla concentrazione del gruppo. Il malumore serpeggia, anche se in molti, all’interno dello spogliatoio, riconoscono a Sarri il merito di aver sempre difeso la squadra e di aver cercato di proteggere i giocatori dalle pressioni esterne.

Il nodo del mercato e i nomi per il dopo Sarri

La gestione della rosa e le strategie di mercato rappresentano da tempo la principale fonte di attrito. Lotito rivendica con forza il proprio operato, sottolineando come alcuni investimenti, a suo avviso, non siano stati valorizzati dall’allenatore. Il riferimento implicito è a calciatori come lo stesso Maldini o Noslin, le cui potenzialità, secondo il presidente, non sarebbero state pienamente espresse a causa delle scelte tattiche di Sarri. Dall’altra parte, il tecnico non ha mai nascosto di aver chiesto profili funzionali al suo sistema di gioco, ricevendo talvolta risposte non all’altezza delle aspettative. In questo clima di reciproche recriminazioni, l’ipotesi di un addio anticipato, che sia per dimissioni o per esonero, diventa di giorno in giorno più concreta, con la dirigenza che, suo malgrado, sarebbe costretta a valutare possibili sostituti pur di non perdere il controllo di una nave che sembra aver imbarcato troppa acqua.

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