Tennessee, il capo delle carceri si dimette dopo l'esecuzione fallita di Christa Pike

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il capo del sistema penitenziario del Tennessee, Frank Strada, ha rassegnato le dimissioni dopo il fallimento dell'esecuzione di Christa Pike, la donna condannata a morte che il 30 settembre è sopravvissuta a due dosi di iniezione letale. Strada ha motivato la decisione con l'esigenza di non ostacolare le indagini sull'accaduto, che dovranno accertare cosa non abbia funzionato nella procedura.

La dinamica dell'esecuzione fallita

Pike, 50 anni, era stata condannata nel 1996 per l'omicidio di primo grado della diciannovenne Colleen Slemmer, commesso l'anno precedente quando la donna aveva 18 anni. Sarebbe stata la prima donna giustiziata in Tennessee da oltre due secoli. Secondo quanto ricostruito dai suoi legali in documenti depositati in tribunale, il pentobarbital — il barbiturico utilizzato dallo Stato per le esecuzioni — sarebbe finito nei tessuti del braccio invece che nel flusso sanguigno.

I difensori hanno contato almeno sette aghi nel braccio sinistro della condannata, che durante la procedura avrebbe chiesto se il bruciore che avvertiva fosse normale.

Dopo la prima dose, Pike è rimasta cosciente. Gli addetti hanno quindi preparato una seconda siringa di pentobarbital, ma anche questa non ha prodotto l'effetto letale. Quando il microfono della camera di esecuzione è stato disattivato, più di un'ora dopo l'inizio della procedura, Pike russava ancora. È stata trasferita in ospedale, dove i medici hanno lavorato per salvarla e per eliminare le due dosi del farmaco. Il suo avvocato Randy Spivey ha riferito che le sue condizioni erano critiche e che non era possibile formulare una prognosi.

La sospensione delle esecuzioni e le indagini

Il governatore del Tennessee Bill Lee ha sospeso tutte le esecuzioni previste nello Stato fino alla fine dell'anno e ha disposto una revisione indipendente delle procedure. La sospensione riguarda anche Gary Sutton, la cui esecuzione era programmata per il 3 dicembre. Lee ha dichiarato di essere «profondamente deluso» per quanto accaduto e ha definito l'episodio «una tragedia».

Il Dipartimento penitenziario del Tennessee ha difeso il proprio operato, affermando di aver seguito ogni fase del protocollo approvato dall'ufficio del procuratore generale e sostenendo che il farmaco utilizzato si è rivelato efficace in modo costante.

Non è il primo caso di esecuzione problematica nello Stato nel 2026. In maggio, il tentativo di giustiziare Tony Carruthers era fallito perché non era stato possibile trovare una vena adatta per l'iniezione, e il governatore aveva concesso una proroga di un anno.

Le reazioni politiche

La candidata repubblicana alla carica di governatrice, Marsha Blackburn, ha chiesto il ritorno della sedia elettrica come metodo principale di esecuzione. «Mentre dovrebbe esserci una revisione approfondita di cosa è successo e perché il processo è fallito, la risposta è semplice: riportare la sedia elettrica e consegnare giustizia per queste vittime rapidamente», ha scritto sui social network, aggiungendo che come governatrice si impegnerà a farlo. Blackburn ha anche sostenuto che un criminale violento condannato a morte non dovrebbe «restare nel braccio della morte per trent'anni».

Il Tennessee è uno dei nove Stati che autorizzano già l'uso della sedia elettrica. La legge statale ne consente l'impiego se il reato è stato commesso prima del 1° gennaio 1999 — e il caso di Pike rientra in questa categoria. L'ultima esecuzione con questo metodo nello Stato risale al 2020, quando fu giustiziato Nicholas Todd Sutton; da allora la sedia elettrica è stata utilizzata cinque volte dal 2018.

La candidata democratica Jerri Green ha invece chiesto le dimissioni immediate del commissario Strada e ha proposto una moratoria su tutte le future esecuzioni. «Se diciamo di essere pro-vita, dobbiamo essere contro la pena di morte», ha dichiarato, definendo la sedia elettrica «una delle forme più crudeli di punizione capitale». Anche la leader democratica al Senato statale, Raumesh Akbari, ha chiesto maggiore supervisione legislativa sul Dipartimento penitenziario, definendo la gestione dei casi nel braccio della morte «crudele e disumana».

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, intervenendo a Mobile, in Alabama, ha annunciato l'intenzione di estendere la pena capitale a livello federale per i grandi narcotrafficanti, i trafficanti di esseri umani e chiunque uccida un agente di polizia. L'iniziativa richiederebbe modifiche legislative da parte del Congresso e potrebbe affrontare contestazioni davanti alla Corte Suprema, dal momento che estenderebbe la pena capitale a reati che non sempre comportano un omicidio diretto.

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