Coltellate a Rimini, indagato il carabiniere che ha fermato l'aggressore
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Redazione Interno
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Il 2 gennaio, solitamente dedicato ai commenti sul discorso di fine anno del Presidente della Repubblica, quest'anno è stato segnato da due gravi fatti di cronaca nera. A Rimini, il comandante della stazione dei carabinieri, Luciano Masini, è indagato per eccesso di legittima difesa dopo aver ucciso Muhammad Sitta, un giovane egiziano di 23 anni che, la notte di Capodanno, aveva accoltellato quattro passanti prima di scagliarsi contro i militari intervenuti.
L'episodio ha suscitato reazioni contrastanti. Da un lato, il vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, ha difeso l'operato del carabiniere, definendo i colpi esplosi come un "eccesso di pazienza" piuttosto che un "eccesso di difesa". Dall'altro, il silenzio del Partito Democratico sulla vicenda ha alimentato il dibattito politico, con il centrodestra che si è schierato compatto a sostegno delle forze dell'ordine.
Nel frattempo, a Villa Verucchio, è stata avviata una raccolta fondi per sostenere le spese legali del maresciallo Masini, molto stimato nella zona. Un maxi striscione è stato esposto per ringraziarlo di aver impedito una strage nella notte di San Silvestro. La campagna di sensibilizzazione, lanciata subito dopo l'evento, mira a raccogliere una somma significativa per coprire i costi legali del comandante.
Parallelamente, a New Orleans, un ex veterano americano convertito al fondamentalismo islamico ha compiuto una strage, nonostante avesse nel suo pick-up una bandiera dello Stato Islamico




