L'Aquila, il proprietario di un palazzo spiava gli inquilini con telecamere nascoste
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Redazione Interno
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Un bagliore improvviso, un riflesso minimo e insidioso catturato dallo specchio di un bagno in un appartamento in affitto alla periferia ovest de L'Aquila, è stato l'elemento che ha fatto crollare un sistema di sorveglianza ossessivo e meticoloso. Una ragazza, la cui abitazione era stata violata nella sua intimità più assoluta, ha percepito quell'anomalia e, investigando con angoscia crescente, ha portato alla luce l'inimmaginabile: una micro-telecamera, abilmente occultata e corredata da un trasmettitore wireless, che inquadrava ogni suo movimento. La scoperta, avvenuta in un giorno che avrebbe segnato una svolta decisiva, ha gettato la giovane in uno stato di profondo turbamento, come hanno poi riferito gli agenti stessi che ne hanno raccolto il racconto. Senza indugio, dopo aver constatato personalmente l'atroce verità, si è recata presso la squadra Mobile per formalizzare una denuncia che ha immediatamente attivato la macchina investigativa.
Le perquisizioni e la rete di sorveglianza
Sull'onda di quanto accaduto, la Polizia ha ottenuto in tempi rapidissimi l'autorizzazione del magistrato di turno per procedere con le perquisizioni non solo nell'appartamento della giovane, ma anche in quello del proprietario dell'immobile. È stato in quel frangente che l'orrore, da episodio circoscritto, si è tramutato in un quadro di violazione sistematica. Gli investigatori, infatti, hanno scoperto con sgomento che l'uomo, un aquilano di 56 anni, aveva disseminato i suoi dispositivi di sorveglianza in tutti e dodici gli appartamenti di sua proprietà all'interno di quel condominio. Le microcamere, di dimensioni tali da risultare pressoché invisibili, erano posizionate strategicamente per carpire ogni istante della vita privata degli ignari occupanti, concentrandosi in particolare negli ambienti più personali come i bagni e le camere da letto.
Le vittime e l'inchiesta della Procura
La Procura della Repubblica, dinanzi a una tale mole di prove, ha prontamente aperto un fascicolo a carico del proprietario, che ora è formalmente indagato per il reato di "interferenza illecita nella vita privata". Tra le persone che, loro malgrado, sono finite nell'obiettivo di quell'occhio elettronico, si contano numerosi studenti e studentesse universitari, ma anche allievi della prestigiosa Scuola di ispettori e sovrintendenti della Guardia di Finanza, una circostanza che aggiunge ulteriore gravità all'intera vicenda. Le denunce presentate alla Volante, che al momento sono tre, rappresentano soltanto la punta di un iceberg i cui contorni sono ancora in fase di accertamento; gli inquirenti, non pago di aver accertato i fatti recenti, stanno cercando di ricostruire se vi siano state altre vittime in anni passati, ipotizzando che la condotta dell'uomo possa essersi protratta nel tempo.
Il modus operandi e le possibili aggravanti
Il cinquantaseienne, convinto forse della propria impunità, aveva orchestrato un vero e proprio sistema di controllo, sfruttando la sua posizione di proprietario del palazzo per accedere liberamente agli alloggi e piazzare i dispositivi. La sua azione, del tutto premeditata, non si limitava a una sorveglianza generica ma si spingeva a violare gli spazi in cui la riservatezza della persona raggiunge la sua massima espressione. Sebbene l'accusa attuale si concentri sull'interferenza illecita, le indagini sono ancora in corso e non si esclude affatto che possano emergere elementi tali da configurare fattispecie di reato ulteriori e più severe, che andrebbero a peggiorare in maniera significativa la posizione giuridica dell'indagato. L'inchiesta, pertanto, prosegue per fare piena luce su ogni aspetto di questa intricata e inquietante vicenda.




