Brescia, il corriere pakistano blocca lo strangolatore al parco: «Avevo paura ma non potevo stare a guardare»
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Una serata di fine giugno, il sole che ancora scalda l'asfalto di via Ischia e il parco Guido Alberini gremito di famiglie. Poco dopo le otto, quella che doveva essere una tranquilla serata di gioco per due bambini italiani di seconda generazione, di tre e dieci anni, si è trasformata in un incubo. Un uomo di 29 anni, originario della Nigeria e con precedenti per droga, li ha improvvisamente aggrediti, afferrandoli al collo con l'intenzione di strangolarli.
In quel frangente, mentre lo sconcerto paralizzava i presenti, è intervenuto Aslam Naveed, un corriere pakistano di 39 anni, che lavora per la Bartolini e che soffre di problemi cardiaci, il quale è riuscito a bloccare l'aggressore.
La dinamica dell'aggressione al parco Alberini
I due minori stavano giocando a pochi passi dai rispettivi genitori quando il 29enne, in evidente stato di alterazione psicofisica dovuto con ogni probabilità all'abuso di alcol o sostanze stupefacenti, si è scagliato contro di loro. Secondo la ricostruzione dei carabinieri, intervenuti sul posto insieme ai sanitari del 118, l'uomo ha afferrato prima il bambino più piccolo e poi il fratello maggiore, tentando di soffocarli.
Le grida hanno attirato l'attenzione dei presenti, ma è stato Naveed a reagire con prontezza: il corriere pakistano si è avventato sull'aggressore, riuscendo a immobilizzarlo e a mettere in salvo i due piccoli, che sono stati subito soccorsi e affidati alle cure dei genitori, visibilmente sotto choc ma fortunatamente illesi.
«Così l'ho bloccato, nonostante la paura e la malattia»
Raggiunto dai microfoni di Sky TG24 e della Rai, Aslam Naveed ha raccontato quei momenti con la voce ancora tremante per l'emozione: «Ho visto quell'uomo che aggrediva il bambino, e nessuno faceva nulla. Io stesso ero terrorizzato, perché ho un problema al cuore e temevo che lo sforzo potesse farmi male, ma non potevo permettere che quel piccolo venisse strangolato davanti a me».
Naveed ha spiegato di essersi avvicinato con cautela, poi di aver bloccato il 29enne da dietro, stringendolo in una presa che gli ha impedito di continuare a far del male ai minori, fino all'arrivo delle forze dell'ordine. Un gesto di coraggio che arriva da un uomo che ha scelto di mettere a repentaglio la propria incolumità, e persino la propria vita considerata la patologia cardiaca, per salvare due sconosciuti.
L'arresto e la reazione della politica: il caso Brescia
Il 29enne nigeriano, regolare sul territorio nazionale, è stato successivamente arrestato e posto agli arresti domiciliari. Il provvedimento, convalidato dall'autorità giudiziaria, ha scatenato un acceso dibattito politico nella città lombarda, da sempre al centro delle dinamiche migratorie nazionali. Mentre esponenti della destra hanno elogiato il gesto eroico del corriere pakistano, sottolineando la necessità di politiche di sicurezza più stringenti, la sindaca Laura Castelletti ha assunto una posizione netta.
In una nota ufficiale, la prima cittadina ha tradotto in numeri quelle che ritiene essere le carenze del governo Meloni in materia di espulsioni, invitando il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi a velocizzare le procedure di rimpatrio per i soggetti pericolosi: «Da anni il Governo indica nelle espulsioni uno degli strumenti principali per affrontare i problemi di sicurezza legati all'immigrazione. Se questo è il metodo, allora bisogna che gli strumenti funzionino e che i centri di permanenza per i rimpatri non restino vuoti».
Dall'altra parte dello schieramento politico, anche una parte del centrosinistra ha irrigidito la propria posizione, rilanciando il tema della remigrazione e della necessità di interventi più efficaci per garantire la sicurezza nei quartieri di Porta Milano e Fiumicello.
La sicurezza nei parchi e la gestione dei soggetti alterati
L'episodio di via Ischia riporta alla luce la questione della sicurezza nei luoghi pubblici, specialmente in quelli frequentati da famiglie e bambini. L'uomo, come emerso dalle prime indagini, si trovava in uno stato di alterazione tale da non rendersi conto della gravità delle proprie azioni, un campanello d'allarme che interroga le istituzioni locali sulla gestione dei soggetti con problemi di dipendenza o disturbi psichici che vagano senza controllo nei centri urbani.
La vicenda ha assunto i contorni di un caso nazionale, tanto che il termine "caso Brescia" è già entrato nel gergo politico per indicare l'urgenza di trovare un equilibrio tra accoglienza e sicurezza. Mentre la magistratura continua a indagare per ricostruire ogni dettaglio di quanto accaduto, il gesto di Aslam Naveed rimane un esempio lampante di come, di fronte al male, l'istinto di protezione e il coraggio individuale possano ancora fare la differenza.




