Merlier, doppietta al Tour de France 2026: “A 250 metri all’ultimo respiro”
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
Tim Merlier non ha bisogno di mezzi termini per descrivere la sua seconda vittoria consecutiva al Tour de France 2026, quella che gli è valsa il bis sul traguardo di Bergerac. Il belga della Soudal Quick-Step, dopo aver già trionfato nella tappa precedente, ha parlato ai microfoni di Eurosport al termine di una volata che, a dispetto della nettezza del risultato, si è rivelata un vero e proprio calvario per il campione europeo in carica.
“Non mi è sembrato così facile”, ha dichiarato Merlier, sottolineando un aspetto che le immagini televisive, con il suo scatto improvviso, hanno forse finito per tradire.
Il velocista fiammingo, infatti, ha dovuto impiegare ogni grammo di energia per mantenere una posizione decente nel treno delle ruote veloci, in un finale che gli addetti ai lavori hanno definito tra i più tortuosi di questa edizione. “Ho dovuto lottare continuamente per mantenere la posizione fino all'ultimo minuto”, ha aggiunto Merlier, raccontando i momenti di tensione che hanno preceduto la sua esplosione.
Il tracciato, caratterizzato da curve insidiose e da una leggera ma significativa pendenza del 2% negli ultimi metri, sembrava infatti non essere il terreno ideale per un puro sprinter, ma il belga ha trasformato ogni ostacolo in un trampolino di lancio.
L’incubo di una caduta e la rinascita a 250 metri
Il racconto del vincitore si è fatto più intimo quando ha rivelato il momento di massima apprensione, a pochi chilometri dal traguardo. “Ero un po' bloccato, ho rischiato di cadere e per un attimo ho pensato che la mia giornata fosse finita”, ha confessato Merlier, gettando uno sguardo sul caos che spesso contraddistingue le volate di gruppo. Invece di lasciarsi prendere dallo sconforto, il portacolori della Soudal Quick-Step ha trovato la forza di reagire, sfruttando la scia dei corridori che gli avevano aperto la strada per tentare un recupero che sembrava impossibile.
“Ho fatto un ultimo tentativo per recuperare su quelli che mi avevano aperto la strada, e a 250 metri dal traguardo avevo una velocità tale che valeva la pena sprintare fino all'ultimo”, ha proseguito, descrivendo il momento esatto in cui la fatica si è trasformata in consapevolezza.
La scia di polvere lasciata dai copertoni sull'asfalto di Bergerac racconta di una volata che è stata un vero e proprio atto di forza, fotografata dai dati telemetrici che hanno registrato una punta di 72 chilometri orari. In quel rettilineo in salita, Merlier ha messo a terra una potenza che gli addetti ai lavori non esitano a paragonare a quella del miglior Mark Cavendish, riuscendo a partire da una posizione arretrata per poi infilare tutti i rivali a una velocità tripla.
Eppure, proprio quando la vittoria sembrava ormai in cassaforte, il belga ha ammesso di aver toccato il limite estremo delle sue energie: “Poi, negli ultimi 50 metri, ho sentito di non poterne più”, ha rivelato, restituendo la dimensione umana di un successo che appariva invece già scritto.
Il ruolo decisivo di Stuyven e la strategia di squadra
A rendere possibile questa impresa non è stato solo lo scatto bruciante di Merlier, ma anche il lavoro certosino della sua squadra, in particolare quello di Jasper Stuyven. Il compagno di squadra è stato fondamentale prima per ricucire il distacco dall'ultimo fuggitivo, il belga Slock, e poi per posizionare il proprio capitano nel miglior modo possibile nonostante la tortuosità del tracciato.
La Soudal Quick-Step, che ha sempre creduto nelle doti del suo uomo di punta, ha orchestrato una perfetta azione di squadra che ha permesso a Merlier di non dover sprecare energie nelle fasi cruciali di ricucitura, lasciandogli così tutto il fiato necessario per l'ultima, devastante progressione.
La prestazione di Merlier ha messo in ombra le ambizioni di alcuni dei grandi favoriti alla volata, a partire da Jasper Philipsen, il quale ha vissuto un'altra giornata complicata. Il velocista belga dell'Alpecin-Deceuninck, che già ieri aveva deluso le aspettative, è apparso ancora una volta fuori ritmo e incapace di inserirsi nel momento giusto, tradendo le speranze di chi lo indicava come l'erede naturale dei grandi sprinter del passato.
Di segno opposto, invece, la prova di Biniam Girmay, che con un ottavo posto e un piazzamento in zona punti ha dimostrato una crescita costante, avvicinandosi ai livelli di eccellenza che lo avevano reso protagonista nel 2024.
Una volata storica per il ciclismo belga
La doppietta di Bergerac, che segue quella della tappa precedente, rappresenta per Tim Merlier non solo un risultato personale, ma anche un tassello importante nella storia del ciclismo belga, che torna a dominare le volate della Grande Boucle con una continuità che mancava da tempo. L'analisi tecnica della sua rimonta, partita da una posizione quasi staccata e sviluppatasi con una progressione a tripla velocità, restituisce l'immagine di un atleta che ha saputo leggere la corsa con intelligenza e sprigionare una potenza devastante nel momento decisivo.
Il tracciato, le cui pendenze al 2% avevano fatto temere una selezione a favore degli attaccanti, è stato invece domato dalla forza esplosiva del fiammingo, che ha dimostrato come la potenza pura possa ancora fare la differenza anche su percorsi che non sono strettamente piatti.
A fine corsa, con il numero due sul dorso della maglia che ormai sembra un'abitudine, Merlier ha gettato le basi per il proseguimento del suo Tour, lanciando un segnale chiaro a tutti i rivali: la sua leadership nelle volate non è più in discussione, ma resta comunque il frutto di un sacrificio che, metro dopo metro, continua a essere estenuante e sofferto, proprio come la volata di Bergerac ha dimostrato.




