Sinn Féin non sfonda, la riunificazione dell'Irlanda sempre più lontana
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Redazione Esteri
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LONDRA — «Tiocfaidh ár lá», il nostro giorno arriverà. Così prometteva Bobby Sands prima di lasciarsi morire di fame nel 1981, e la stessa massima è stata ripresa dal guru Gerry Adams e dai leader di Sinn Féin succedutigli, fino all’attuale pasionaria Mary Lou McDonald. Tuttavia, dopo le elezioni dell’altroieri nella Repubblica d’Irlanda, l’ex braccio politico dei terroristi dell’Ira ha visto allontanarsi il sogno di riunificare l’Irlanda.
Nelle elezioni generali, Sinn Féin ha ottenuto il 21,1% dei voti secondo gli exit poll, attestandosi come il primo partito d’Irlanda. Una vittoria storica, sebbene insufficiente per garantirgli una maggioranza parlamentare. Il partito nazionalista di sinistra, guidato da Mary Lou McDonald, ha superato i due tradizionali giganti della politica irlandese, Fine Gael e Fianna Fáil, che insieme hanno dominato la scena politica dalla nascita della Repubblica.
Nonostante il successo elettorale, Sinn Féin non è riuscito a formare una coalizione di governo. Fine Gael e Fianna Fáil, gli storici rivali che dopo un secolo di alternanza alla guida del Paese hanno deciso di unire le forze alle ultime elezioni del 2020 per escludere la sinistra, hanno ottenuto rispettivamente il 21% e il 20%. Questi numeri, importanti nel sistema elettorale irlandese in cui non si votano le liste o i partiti, ma i singoli candidati in ordine di preferenza, permetteranno ai due partiti di centrodestra di formare nuovamente una coalizione di governo.
Nel frattempo, l’Irlanda ha sventato il pericolo dell’estrema destra, che non è riuscita a ottenere un numero significativo di voti.




