Abusi sulle alunne, il maestro di Oria ai domiciliari: “Palpeggiamenti in classe”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La tranquillità apparente di un istituto scolastico della provincia di Brindisi, Oria per la precisione, è stata infranta da una vicenda giudiziaria che riporta l’attenzione sulla fragilità dei luoghi deputati all’educazione. Nella serata del 25 maggio, i Carabinieri della Stazione locale hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare – quella degli arresti domiciliari – emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Brindisi, nei confronti di un docente di scuola primaria.

L’accusa, formulata nei suoi confronti, è di una gravità inaudita: violenza sessuale aggravata ai danni di alcune sue giovanissime alunne.

L’allarme partito dalle aule

Se la giustizia ha potuto intervenire con tale tempestività, lo si deve alla catena di segnalazioni che, partendo dal basso, ha scosso le coscienze degli adulti preposti alla vigilanza. I genitori delle piccole vittime, dopo aver ascoltato i loro racconti carichi di disagio, si sono rivolti alla dirigente scolastica; quest’ultima, senza indugi, ha presentato formale denuncia ai militari dell’Arma, dando così il via all’ingranaggio investigativo coordinato dalla Procura della Repubblica di Brindisi.

Le indagini, condotte con l’ausilio di mezzi tecnici, hanno restituito un quadro probatorio che gli inquirenti definiscono “solido”. Gli investigatori hanno acquisito filmati e registrazioni audio, nei quali vengono documentati i presunti abusi: contatti fisici e palpeggiamenti ripetuti e inappropriati, consumati spesso approfittando dell’assenza di altri insegnanti in aula o del momento in cui le piccole si avvicinavano alla cattedra.

La conferma delle compagne di classe

A corroborare le evidenze tecnologiche, si sono rivelate fondamentali le dichiarazioni delle stesse vittime, descritte dagli inquirenti come “precise e convergenti” nel descrivere i tentativi di sottrarsi all’indagato e il profondo stato di malessere vissuto. Non solo: anche le altre docenti presenti nell’istituto hanno riferito agli inquirenti le confidenze ricevute direttamente dalle bambine, prima che la situazione degenerasse fino a coinvolgere le rispettive famiglie.

Tra i dettagli emersi dall’inchiesta – un elemento che aggiunge un alone di inquietudine alla vicenda – c’è la circostanza che l’indagato, secondo quanto ricostruito dai carabinieri, era già stato destinatario, nel recente passato, di sanzioni disciplinari pesanti. Gli era stata comminata la sospensione dal servizio per comportamenti che, a quanto pare, sarebbero della medesima natura di quelli che gli vengono contestati oggi in sede penale.

La misura cautelare del gip

Nel valutare la richiesta della Procura, il Gip del Tribunale di Brindisi ha ravvisato la sussistenza non solo dei “gravi indizi di colpevolezza”, ma anche delle “concrete esigenze cautelari”.

Nel motivare il provvedimento restrittivo – quello degli arresti domiciliari, che non lascia presagire attenuanti di minor rigore – il giudice ha sottolineato il duplice pericolo: da un lato, il rischio che l’uomo possa inquinare le prove, alterando documenti o condizionando i testimoni; dall’altro, e questo è forse l’aspetto più drammatico, l’elevato e concreto pericolo di reiterazione di condotte analoghe, un rischio che la legge intende scongiurare a tutela della collettività e, in particolare, dei minori.

L’uomo si trova quindi ai domiciliari, in attesa che l’iter processuale faccia il suo corso, sebbene il quadro indiziario delineato dall’Arma dei Carabinieri appaia, allo stato degli atti, particolarmente gravoso.

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