Notte di terrore sulla Colombo: l’inchiesta sui vigili e il cavallo abbattuto

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Roma, l’incidente che molti definiscono già una “tragedia annunciata” si è consumato lungo l’asfalto della via Cristoforo Colombo, dove nella notte tra venerdì 29 e sabato 30 maggio una trentina di cavalli – precisamente trentadue secondo i primi riscontri, sebbene il caos abbia reso difficile il conteggio immediato – si sono riversati al galoppo tra le auto.

Erano animali bardati per la sfilata, reduci dalle prove generali in notturna della parata del 2 giugno ai Fori Imperiali, quando un boato improvviso ne ha rotto l’addestramento. repubblica +1

La causa, ormai accertata, è l’esplosione di fuochi d’artificio innescata da un gruppo di vigili urbani nei pressi dell’area delle Terme di Caracalla.

L’episodio ha lasciato sul campo un bilancio pesante: quattro appartenenti alle forze dell’ordine sono rimasti feriti – tra questi una giovane agente di polizia e tre militari dell’Esercito – e per uno degli equini, ridotto in condizioni disperate dalle ferite riportate durante la corsa contro il manto stradale o forse contro le lamiere delle vetture in sosta, non c’è stato altro rimedio che l’abbattimento. repubblica +1

La difesa nella chat e la frattura interna al corpo

Mentre la procura di Roma si appresta a ricevere l’informativa dei carabinieri della compagnia Roma Centro, emergono dettagli inquietanti sul clima che precedeva la fuga.

C’è un agente, un uomo di 51 anni, che si è assunto la responsabilità di aver acceso la miccia; lo ha fatto – secondo le prime dichiarazioni riportate dagli inquirenti – durante un momento conviviale, quasi a voler celebrare la fine delle esercitazioni. repubblica +1

“Era una tradizione tollerata”, avrebbero riferito alcuni colleghi per giustificare l’accaduto, mentre all’interno delle chat di servizio – così come trapela dalle intercettazioni indirette – qualcuno avrebbe già provato a deresponsabilizzarsi, sostenendo che “gli animali erano già nervosi da prima” e che la colpa andrebbe suddivisa in un “concorso” inevitabile. repubblica +1

Ma è proprio questa difesa a creare una frattura interna al corpo della polizia locale: da un lato c’è chi invoca la tolleranza zero verso una “bravata” che ha messo a repentaglio la vita di decine di persone, dall’altro chi minimizza, parlando di un gesto goliardico finito male. repubblica +1

L’esclusione dalla parata e lo spettro della sospensione

Il comandante del gruppo, Mario De Sclavis, non ha aspettato le valutazioni della magistratura per prendere i primi provvedimenti. In una conferenza stampa convocata nella mattinata di domenica 31 maggio, ha annunciato che i quattro agenti coinvolti – a vario titolo, chi per aver acceso i fuochi, chi per averli procurati o semplicemente incoraggiati – non parteciperanno alla sfilata del 2 giugno. repubblica +1

De Sclavis ha definito la misura come “cautelativa” più che punitiva, spiegando che l’obiettivo è anche tutelare l’incolumità dei diretti interessati, i quali – ha ammesso – “potrebbero essere oggetto di qualche improperio” se si presentassero in divisa davanti al pubblico.

Ma la grana giudiziaria resta aperta, e per quegli stessi agenti il rischio concreto è la sospensione dal servizio: un provvedimento che, per quanto auspicato da più parti, resterà in bilico fino a quando la procura non formalizzerà l’ipotesi di reato. repubblica +1

Tra le accuse al vaglio ci sono le lesioni colpose aggravate (vista la prognosi di almeno due dei feriti, una delle quali con costole fratturate e polmone perforato) e il danneggiamento, senza dimenticare il possibile riferimento all’articolo 544 ter del codice penale, quello relativo al maltrattamento di animali. repubblica +1

I risvolti disciplinari e l’inchiesta interna

Oltre ai profili penali, la macchina disciplinare si è già messa in moto all’interno del Comando generale della polizia locale. Sono una decina, secondo le fonti di agenzia, gli agenti già ascoltati dai superiori in questa fase istruttoria, che corre parallela alle indagini dei carabinieri.

L’obiettivo è chiarire se l’accensione dei botti fosse un episodio isolato o se, come molti sospettano, facesse parte di una “consuetudine” consolidata negli anni durante le prove della Festa della Repubblica. repubblica +1

A pesare come un macigno sulla posizione dei quattro indagati interni è la circostanza aggravante della loro qualifica: si trattava di persone che, per dovere istituzionale, avrebbero dovuto garantire la sicurezza dell’evento, non certo alimentare il panico. repubblica +1

E mentre i veterinari prestano ancora cure a una quindicina di animali contusi, recuperati uno a uno all’alba lungo un fronte che si è spinto fino al santuario del Divino Amore (dopo una fuga di quasi quattordici chilometri), la procura si prepara a formalizzare l’iscrizione nel registro degli indagati per il cinquantunenne che ha confessato: “È tutta colpa mia, mi scuso, non volevo creare questo scompiglio”. repubblica +1

Parole che, per quanto sincere, non restituiranno la vita al cavallo abbattuto né cancelleranno le immagini di quelle divise strappate e dei soldati disarcionati sull’asfalto della Colombo. repubblica +1

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